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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Gaza e Yemen, il doppio fronte che scuote Washington

Cinque palestinesi uccisi a Gaza City mentre aumentano le accuse tra Arabia Saudita e Houthi: a Camp David i vertici statunitensi valutano le prossime mosse

Il Medio Oriente torna a concentrarsi su due focolai collegati alla strategia statunitense: Gaza City, dove un bombardamento israeliano ha provocato almeno cinque vittime, e lo Yemen, teatro di nuove accuse tra Houthi e Arabia Saudita. Nelle stesse ore, nella residenza presidenziale di Camp David, i principali responsabili della sicurezza americana si sono riuniti in segreto per esaminare gli sviluppi dei conflitti con l'Iran e dei combattimenti nello Yemen.

A Gaza, il raid ha colpito nelle prime ore del mattino un edificio residenziale. Tra i morti figurano quattro donne, mentre altre persone avrebbero riportato ferite gravi. L'esercito israeliano ha sostenuto che l'obiettivo fosse Ali al-Amoudi, considerato il leader di fatto di Hamas nella Striscia, ma non è stato chiarito se l'uomo sia rimasto coinvolto nell'attacco.


Gaza, vittime e obiettivo incerto

Dopo il bombardamento, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, ha manifestato il proprio dolore e ha rivolto le condoglianze alla comunità cristiana di Gaza e ai familiari di due delle persone uccise. Il bilancio resta legato alle verifiche sulle condizioni dei feriti e sull'effettiva presenza del presunto obiettivo nell'edificio.

La notizia del raid è arrivata mentre a Camp David si discutevano le possibili iniziative americane sul fronte regionale. Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente Jd Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il direttore della Cia John Ratcliffe, il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori congiunti, e l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff.


Yemen, accuse senza conferme ufficiali

Secondo Al-Masirah, emittente vicina agli Houthi, velivoli sauditi avrebbero condotto 26 incursioni su Sana'a. La rete ha definito l'episodio un'“aggressione saudita”, senza però indicare con precisione gli obiettivi raggiunti né fornire un bilancio delle vittime. Due giornalisti presenti nella capitale yemenita hanno riferito di avere sentito esplosioni e osservato aerei militari lanciare missili sulla città.

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Nelle stesse ore sono stati segnalati anche attacchi contro la rete delle telecomunicazioni nel governatorato di Saada, nel nord-ovest del Paese e roccaforte degli Houthi. Per il momento Riad non ha diffuso una conferma ufficiale. Poco dopo, alcuni giornalisti a Riad hanno visto fiamme e fumo levarsi da un impianto di Aramco a sud della capitale, ma non è chiaro se l'episodio sia legato ai combattimenti.


La linea di Trump resta incerta

Le accuse saudite arrivano dopo che gli Houthi avevano sostenuto che l'Arabia Saudita avesse colpito Sana'a nella notte di giovedì, in quello che sarebbe stato il primo attacco del genere dalla ripresa delle ostilità tra le due parti, avvenuta a luglio. Negli ultimi mesi, inoltre, il gruppo sostenuto dall'Iran ha rivendicato diverse azioni contro infrastrutture energetiche saudite, compresi impianti del colosso statale.

Donald Trump non ha preso parte all'incontro di Camp David perché impegnato in un tour elettorale in vista delle elezioni di metà mandato. Durante un comizio in Alabama ha sostenuto che “la guerra contro l'Iran finirà dopo le elezioni di metà mandato” e ha ribadito che Teheran “non avrà mai l'arma nucleare”. Il presidente ha anche promesso una discesa dei prezzi della benzina una volta concluso il conflitto.

Secondo tre persone informate sui contenuti del vertice, Vance, Rubio, Hegseth, Witkoff, Ratcliffe e Caine avrebbero assunto decisioni oppure discusso in profondità le opzioni sul tavolo. Un incontro di questo tipo non si vedeva dal giugno 2025, pochi giorni prima dell'ingresso di Israele nella guerra contro l'Iran. Trump, intanto, continua ad alternare minacce di nuove operazioni su larga scala alla convinzione che un'intesa con Teheran possa essere vicina.

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