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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Lettonia, Kulbergs vola al 35,6%: ora serve una coalizione

La Lista Unita rafforza la linea filo-occidentale, mentre avanzano le forze populiste e crollano i Verdi, esclusi dal Parlamento.

Per l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori la tornata elettorale lettone segna una svolta pesante: con il 3,7% delle preferenze, secondo i sondaggi all’uscita dai seggi, la formazione non raggiungerebbe la soglia del 5% necessaria per entrare in Parlamento. Il risultato interrompe una presenza politica durata decenni ai vertici del Paese.

Il partito aveva inoltre un valore simbolico nella storia europea: nel 2004 contribuì a portare la Lettonia nell’Unione europea con il primo capo di governo appartenente al movimento dei Verdi in uno Stato dell’Ue.


I populisti mettono pressione

A contendersi il secondo posto sono soprattutto tre forze. Lpv, il partito populista del magnate lettone Ainars Slesers, avrebbe raccolto l’11,3%, appena davanti a I Progressisti, accreditati dell’11,1%.

Subito dietro, con il 10,6%, si collocherebbe l’alleanza di destra populista e favorevole alla Russia formata da Potere Sovrano e Alleanza dei Giovani Lettoni. La crescita di queste formazioni si inserisce in una campagna dominata dall’aumento del costo della vita e dai timori legati alla sicurezza nazionale.


Kulbergs conserva il vantaggio

I dati disponibili premiano però nettamente la Lista Unita del primo ministro Andris Kulbergs, indicata al 35,6%. Rispetto alle elezioni precedenti, il raggruppamento registrerebbe un incremento di 24 punti percentuali, consolidando l’indirizzo filo-occidentale della Lettonia.

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La linea del premier prevede un rafforzamento delle capacità militari nazionali e la prosecuzione degli aiuti all’Ucraina. La Lettonia è membro della Nato e dell’Unione europea, confina con la Russia e ospita una consistente comunità russofona: elementi che hanno reso la politica estera e la difesa temi centrali del voto.


Il dopo-voto resta da costruire

Il successo della Lista Unita non sarebbe comunque sufficiente a garantire da solo la permanenza di Kulbergs alla guida dell’esecutivo. Per formare una maggioranza, il primo ministro uscente dovrà cercare un’intesa con altre forze politiche, come indicano i risultati provvisori.

L’affermazione era considerata largamente prevedibile, ma il quadro uscito dalle urne lascia aperta la partita sulle alleanze. Il risultato definitivo dovrà chiarire i rapporti di forza tra il partito di governo, i gruppi populisti e le formazioni necessarie a sostenere una nuova coalizione.

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