Valentino e Miu Miu, due modi opposti di immaginare la moda
Alessandro Michele difende il valore degli abiti non indossati, mentre Miuccia Prada cerca nuova bellezza nel guardaroba urbano di ogni giorno.
Due idee quasi opposte si sono incontrate alla Settimana della moda di Parigi. Da un lato, Valentino ha portato in scena capi pensati come oggetti autonomi, capaci di vivere anche al di fuori dell’uso quotidiano; dall’altro, Miu Miu ha lavorato sulla realtà concreta di ciò che si indossa davvero, tra abbigliamento sportivo, casual e normalità urbana.
Valentino sfida la logica dell’utilità
Per la sua terza collezione di moda pronta Valentino, Alessandro Michele ha scelto la Bibliothèque Sainte-Geneviève, affacciata su Place du Panthéon. Prima di entrare, gli invitati erano invitati a portare un libro: un gesto simbolico che trasformava l’accesso alla sfilata in una condivisione di idee, oltre che in un appuntamento mondano.
La sala monumentale, con le arcate in ghisa progettate da Henri Labrouste e le scaffalature colme di volumi, ha fatto da sfondo a una presentazione sontuosa e destinata a suscitare reazioni diverse. La capienza limitata ha imposto due turni e alcune clienti abituali della maison, assegnate alla seconda entrata, hanno vissuto la scelta come una penalizzazione. Durante la sfilata, davanti a strascichi, superfici lucide e volumi teatrali, non sono mancati i dubbi sulla possibilità di portare quei capi nella vita di tutti i giorni.
La collezione conquista da vicino
Le perplessità si sono ridotte quando gli abiti sono stati osservati in uno spazio più raccolto, lontano dalla scenografia della passerella. A quel punto, secondo il racconto della giornata, la precisione dei dettagli e la forza dei singoli pezzi hanno prevalso sulle obiezioni iniziali. Le clienti più esigenti si sono lasciate coinvolgere dall’insieme, riconoscendo alla collezione una forte capacità inventiva.
Michele ha alleggerito la ricchezza decorativa associata ai suoi lavori precedenti, senza rinunciare alla costruzione spettacolare e alla componente barocca tipica di Valentino. Ne è uscita una sequenza di silhouette femminili, sensuali e molto colorate, capace di passare dalle tonalità tenui a quelle più intense. Gli applausi hanno accompagnato anche la proposta maschile, costruita su una sartoria meno rigida, più rilassata e legata a un’idea contemporanea di eleganza.
Gli abiti come possibilità aperte
Il direttore creativo ha spiegato la sua posizione attraverso il concetto di antibiblioteca, associato alla riflessione di Nassim Nicholas Taleb sui libri posseduti ma non ancora letti nella biblioteca di Umberto Eco. Il loro valore, in questa prospettiva, non dipende soltanto dalle conoscenze già acquisite, ma dalla quantità di possibilità che rimangono ancora da esplorare.
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Michele ha accostato questa idea anche allo tsundoku, cioè all’abitudine di acquistare libri e lasciarli accumulare prima di leggerli. «Quei libri non sono oggetti inutilizzati, ma presenze che testimoniano l’eccedenza del mondo rispetto a ciò che sappiamo», ha spiegato lo stilista, sottolineando come l’attesa possa contenere una promessa e non soltanto un rinvio.
La stessa logica, secondo Michele, riguarda gli abiti presentati in passerella. Alcuni vengono indossati una sola volta, altri sopravvivono soprattutto nelle fotografie, altri ancora finiscono negli armadi e restano quasi intatti. «La loro esistenza si compie anche altrove — nello sguardo, nel ricordo, nell’immagine — prima ancora che nel corpo», ha detto, sostenendo che un capo non dovrebbe essere giudicato esclusivamente sulla base della sua funzione pratica.
Miu Miu riparte dal quotidiano
La collezione Primavera/Estate 2027 di Miu Miu ha seguito un percorso diverso, concentrandosi su ciò che compone realmente il guardaroba contemporaneo. Il punto di partenza indicato da Miuccia Prada è una combinazione di abbigliamento sportivo, capi informali e normalità quotidiana, da rendere però più ricca attraverso un intervento di bellezza e precisione.
«Volevo trovare il modo di introdurre bellezza dentro questi capi reali», ha spiegato Prada, riferendosi alla volontà di spingere più avanti l’incontro tra sport e raffinatezza. Se Valentino ha rivendicato il diritto dell’abito a esistere anche senza un’immediata occasione d’uso, Miu Miu ha cercato invece di trasformare la materia ordinaria del vestire in qualcosa di più interessante, senza separarla dalla vita di ogni giorno.
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