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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Ustica, la Francia consegna nuove carte: l’inchiesta resta aperta

Il materiale arrivato a Roma ha spinto la Procura a rinunciare all’archiviazione e riporta al centro i dubbi su aerei militari, portaerei e Libia.

Le nuove carte inviate da Parigi cambiano il destino dell’indagine sulla strage di Ustica. Dopo aver ricevuto la documentazione, la Procura di Roma ha infatti ritirato la richiesta di archiviazione, lasciando aperta la possibilità di ulteriori verifiche sulla notte del 27 giugno 1980, quando un Dc-9 Itavia precipitò nel Tirreno con 81 persone a bordo.

Il materiale è stato consegnato il 14 settembre 2026 dall’ambasciata francese al ministero degli Esteri, quindi trasmesso ai magistrati attraverso il ministero della Giustizia. Per il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, il passaggio segnala una nuova disponibilità francese a collaborare: “Si riapre un canale di cooperazione che in passato aveva conosciuto diverse fasi”.


Le carte fermano l’archiviazione

La documentazione comprende due atti inviati dalla Difesa francese a quella italiana nel 1986 e nel 1990, oltre a nove file riconducibili a cinque documenti prodotti dall’ambasciata di Francia a Roma tra il 1981 e il 1994. La decisione di trasferirli agli archivi dello Stato italiano è stata comunicata con una nota verbale del 14 settembre 2026, successiva al colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri dei due Paesi del 9 settembre.

Nelle indicazioni trasmesse insieme agli atti si sottolinea che la disponibilità di Parigi a riprendere la cooperazione giudiziaria potrebbe avere conseguenze sul procedimento. Proprio questa possibilità ha convinto la Procura a non insistere sulla chiusura dell’inchiesta. Lo Voi ha spiegato che il nuovo materiale dovrà essere valutato per capire se possa contribuire concretamente agli accertamenti.


La notte dei caccia nel Tirreno

Il Dc-9 era decollato da Bologna diretto a Palermo e scomparve in mare nei pressi di Ustica. Le prime ricostruzioni parlarono di un guasto strutturale oppure di una bomba, ma nel corso degli anni si è rafforzata la teoria di un abbattimento accidentale durante uno scontro tra velivoli libici e mezzi appartenenti alla Nato.

Uno dei nodi riguarda la presenza di aerei militari nel cielo siciliano. La Francia ha sempre sostenuto che i decolli dalla base di Solenzara, in Corsica, fossero terminati alle 14.30 del 27 giugno. Il generale Nicolò Bozzo, che si trovava sull’isola, riferì invece di aver sentito Mirage e altri jet decollare e atterrare anche durante la notte. Resta quindi da stabilire quali Paesi avessero velivoli in volo: oltre alla Francia, vengono citati Stati Uniti, Regno Unito e Israele.

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Un secondo interrogativo riguarda la portaerei Foch. Secondo la versione finora sostenuta, il mezzo si trovava nel sud della Francia in attesa di entrare in cantiere; tuttavia, la revisione cominciò soltanto il 15 luglio. Prima di quella data la nave avrebbe navigato da Tolone verso il Tirreno, fermandosi anche a Palermo, Marsala e Augusta. Per la Procura romana, potrebbe essere stata coinvolta nell’esercitazione “Exercise South” insieme a velivoli statunitensi.


Il caso del Mig-23 libico

A rendere ancora più complessa la ricostruzione è il ritrovamento, il 18 luglio 1980, di un Mig-23 libico sulla Sila. Il pilota era morto, ma numerose testimonianze hanno sostenuto che il relitto fosse stato individuato prima della data ufficiale e che la caduta potesse risalire proprio alla notte della tragedia.

Da qui è nata l’ipotesi di un’azione della Nato contro un aereo libico sul quale avrebbe potuto trovarsi Muammar Gheddafi. La teoria, però, non è mai stata provata e non ha trovato conferme definitive né da parte della Libia né dallo stesso leader libico. In quel periodo il Paese era attraversato da un tentativo di golpe, circostanza che ha alimentato i dubbi sull’eventuale battaglia aerea.

Nel 2008 Francesco Cossiga attribuì l’abbattimento a un missile lanciato da un caccia francese decollato dalla portaerei Clemenceau. Nel 2023 Giuliano Amato ripropose la pista francese, sostenendo che l’obiettivo fosse Gheddafi e che l’operazione dovesse essere mascherata da esercitazione militare. Le nuove carte non risolvono ancora questi interrogativi, ma impediscono che l’indagine venga chiusa prima di averne verificato il possibile valore.

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