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Attualità 4 min di lettura48 min fa

Prevenzione, il paradosso dei giovani: più consapevoli ma più soli

L’indagine Swg mostra che gli italiani collegano il benessere anche alle relazioni, ma quasi uno su due denuncia isolamento e assenza di una rete di sostegno.

Il dato più evidente riguarda i giovani: sono la fascia che interpreta in modo più ampio il significato della prevenzione, ma anche quella che sperimenta con maggiore intensità solitudine ed esclusione. Il 64% di loro dichiara infatti di aver vissuto questa condizione nell’ultimo anno, mentre tra la popolazione complessiva la quota si attesta al 47%.

La fotografia emerge dall’indagine “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, realizzata da Swg e presentata il 1 ottobre a Milano. La ricerca mostra una distanza tra ciò che gli italiani ritengono importante per stare bene e la concreta possibilità di contare su relazioni e spazi di socialità.


La solitudine smentisce la consapevolezza

Per il 73% degli intervistati prevenire significa anche coltivare rapporti con gli altri e mantenere una presenza attiva nella propria comunità. Il 66% include nel concetto luoghi di aggregazione e laboratori educativi extrascolastici per i ragazzi, mentre il 64% richiama il sostegno a chi vive fragilità o marginalità.

Anche la partecipazione culturale, ricreativa e volontaria viene considerata parte della prevenzione dal 61% del campione. Tuttavia, il 48% racconta di aver percepito, nell’ultimo anno, l’assenza di persone su cui poter fare affidamento. Un italiano su quattro giudica inoltre insoddisfacente il proprio benessere psicofisico; tra le donne la percentuale sale al 30%.

Il tema è particolarmente rilevante tra i più giovani, che da una parte mostrano di aver fatto propria una visione sociale della prevenzione e dall’altra risultano esposti alla debolezza dei legami. Per il 51% degli italiani la socialità è infatti un bene che riguarda l’intera collettività, non soltanto la soddisfazione personale. Il 39% la considera invece soprattutto una componente del benessere individuale, una posizione condivisa dal 46% degli over 55.


Il tempo blocca la socialità

La principale barriera alla partecipazione non sembra essere il prezzo delle attività, ma la difficoltà di incastrarle nella vita quotidiana. Il 37% indica la scarsità di tempo libero e il 27% gli orari poco compatibili; nella fascia tra 35 e 54 anni le percentuali arrivano rispettivamente al 44% e al 31%. Soltanto il 7% considera i costi il limite decisivo.

L’equilibrio tra occupazione e tempo personale pesa anche sulla salute fisica e mentale: lo cita il 26% degli italiani. Prima vengono la sicurezza economica, indicata dal 33%, e uno stile di vita dinamico, al 28%. Seguono la qualità dei rapporti e dell’ambiente di vita, al 20%, mentre il 16% richiama la possibilità di accedere a cure e medicinali.

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La scomparsa di luoghi gratuiti dove incontrarsi, praticare sport o seguire iniziative culturali avrebbe conseguenze rilevanti secondo l’83% degli intervistati. Gli effetti attesi sarebbero più isolamento, maggiore fragilità, un impoverimento della vita comunitaria e un peggioramento della sicurezza o del degrado urbano.


Fondazioni e territori in prima linea

A questo divario risponde la campagna “Chi ben comincia. La comunità che previene”, promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni. Dal 24 settembre al 1 ottobre hanno preso parte all’iniziativa oltre 150 progetti distribuiti sul territorio nazionale, sostenuti da fondazioni ed enti filantropici e realizzati da organizzazioni del Terzo settore.

Le attività comprendono punti di ascolto e orientamento, spazi per l’incontro, proposte sportive e culturali accessibili, servizi rivolti a famiglie, caregiver, ragazzi e anziani. L’obiettivo comune è intervenire prima che una difficoltà si trasformi in emergenza e ridurre il rischio di isolamento per le persone più esposte.

“Le Fondazioni possono farlo programmando nel tempo e accompagnando, insieme al Terzo settore e alle istituzioni, iniziative che nascono nei territori e rispondono ai bisogni delle comunità”, ha affermato Giovanni Azzone, presidente di Acri, sottolineando che la prevenzione deve impedire alle fragilità di oggi di diventare le disuguaglianze di domani.

Antonio Danieli, alla guida di Assifero, ha invece evidenziato che il valore delle fondazioni e degli enti filantropici non dipende soltanto dai finanziamenti, ma dalla capacità di rafforzare nel tempo reti, relazioni e collaborazioni tra settore pubblico, privato e Terzo settore.

Secondo la ricerca, il compito di garantire questi presidi spetta soprattutto alle istituzioni locali, indicate dal 63% degli intervistati; il 29% attribuisce la responsabilità allo Stato. Il 25% chiama in causa gli enti non profit, le realtà del Terzo settore e le organizzazioni filantropiche, mentre il 19% ritiene decisivo anche l’impegno diretto dei cittadini.

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