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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Usa, Musk guida i miliardari nel voto di midterm

Raccolti 9,8 miliardi, ma i finanziamenti non tracciabili potrebbero portare la spesa complessiva a 15 miliardi

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, si avviano a diventare le più costose di sempre. Finora partiti e comitati politici hanno raccolto 9,8 miliardi di dollari, mentre includendo i finanziamenti non tracciabili la spesa potrebbe raggiungere quota 15 miliardi.

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Musk primo tra i donatori

Elon Musk è il principale finanziatore individuale della campagna repubblicana. Per il voto del 2026 ha messo a disposizione 446 milioni di dollari, dopo i quasi 290 milioni versati alle presidenziali del 2024.

Una parte rilevante del denaro è stata destinata al Senate Leadership Fund, il comitato che sostiene i candidati repubblicani al Senato: circa 158 milioni di dollari serviranno soprattutto a supportare Ken Paxton in Texas. Al gruppo politico personale di Musk, America Pac, sono andati 76 milioni, utilizzati per il porta a porta e per mobilitare gli elettori conservatori nei collegi incerti.

Il Congressional Leadership Fund ha ricevuto altri 20 milioni, mentre 10 milioni sono stati assegnati al Lone Star Liberty PAC, sempre in Texas. Altri versamenti hanno raggiunto le associazioni dei governatori repubblicani e dei procuratori generali, con rispettivamente 10 e 2 milioni di dollari.

Secondo l’analisi, il sostegno di Musk punta anche a tutelare i rapporti economici di SpaceX con il governo federale, compresi quelli con NASA e Dipartimento della Difesa. Una maggioranza democratica al Congresso potrebbe infatti avviare verifiche sull’attività del miliardario alla guida del DOGE. I suoi finanziamenti hanno inoltre sostenuto gruppi contrari a nuove limitazioni per l’intelligenza artificiale e associazioni ostili all’estensione dei diritti delle persone transgender.


I grandi assegni alla destra

Dopo Musk, tra i finanziatori conservatori spiccano Richard ed Elizabeth Uihlein, proprietari di un’azienda di imballaggi industriali. La coppia ha contribuito alle campagne repubblicane con una cifra compresa tra 135 e 150 milioni di dollari.

Gli Uihlein hanno concentrato le risorse su singoli candidati e territori. In Wisconsin hanno investito 34,8 milioni per sostenere soprattutto Tom Tiffany nella corsa a governatore. Altri 39 milioni sono confluiti nel Restoration of America PAC, che ha finanziato candidati repubblicani in Minnesota. In California, invece, Richard Uihlein ha versato circa 17 milioni a favore della Prop 39, un referendum per introdurre controlli più severi sull’identificazione degli elettori.

Nella lista dei grandi donatori conservatori compare anche Jeff Yass, cofondatore della società di compravendita finanziaria Susquehanna International Group e tra gli uomini più ricchi della Pennsylvania. Yass ha finanziato campagne legate alla libertà di scelta scolastica e all’assegnazione di risorse pubbliche alle scuole private.

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Nel complesso, 14 dei 20 maggiori finanziatori o gruppi di finanziatori del ciclo elettorale hanno scelto il Partito Repubblicano. I venti soggetti hanno messo insieme 1,2 miliardi di dollari, circa un ottavo dei 9,8 miliardi raccolti fino al 25 settembre da partiti, campagne e comitati politici.


Il vantaggio repubblicano

La maggiore disponibilità finanziaria della destra viene collegata anche al ruolo di Donald Trump, che ha mantenuto stretti rapporti con il mondo delle imprese. Secondo l’analisi, il presidente avrebbe rafforzato il sostegno degli ambienti economici attraverso politiche favorevoli alle aziende e una gestione della Casa Bianca capace di intrecciare decisioni pubbliche, mercati azionari e criptovalute.

Sul fronte democratico pesano invece la sconfitta di Kamala Harris e i dubbi sul rapporto tra il partito e la sua componente socialista. Anche la leadership nazionale, affidata a Chuck Schumer e Hakeem Jeffries, viene descritta come poco efficace nel definire una linea comune. Per questo una quota inferiore di grandi donazioni è arrivata direttamente al Democratic National Committee.

I finanziatori progressisti hanno spesso preferito sostenere singoli candidati o campagne specifiche. I Democratici hanno compensato in parte con numerosi piccoli contributi, indirizzati soprattutto ai 13 collegi considerati decisivi per la conquista del Senato.


Soros e Bloomberg per i democratici

Tra i principali sostenitori dell’area progressista figura George Soros, che ha destinato 103 milioni di dollari a organizzazioni collegate alla sua rete, tra cui Democracy PAC. Questi gruppi hanno poi finanziato comitati e iniziative vicine ai Democratici.

Michael Bloomberg ha invece concentrato il suo intervento nella fase finale della campagna, tra settembre e ottobre. L’ex sindaco di New York ha versato 80 milioni di dollari all’House Majority PAC e ad altri gruppi impegnati a riconquistare la Camera da parte democratica.

Bloomberg ha continuato inoltre a finanziare le campagne per un maggiore controllo sulla vendita e sulla detenzione delle armi, tema sostenuto da anni dall’ex sindaco. I sondaggi citati nell’analisi indicano intanto una possibile perdita della maggioranza repubblicana alla Camera e un confronto molto equilibrato per il Senato.

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