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Attualità 2 min di lettura56 min fa

Un mini-ecosistema è già in orbita: la sfida di Scampi

Alghe, gamberetti e batteri resteranno per 90 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare il futuro dei sistemi di supporto alla vita.

Alghe, gamberetti e microrganismi stanno vivendo insieme a circa 400 chilometri dalla Terra, all’interno di un cubo grande pochi centimetri. È Scampi, l’esperimento arrivato il 16 ottobre sulla Stazione Spaziale Internazionale per osservare come un ecosistema acquatico autosufficiente reagisce alla microgravità.

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Un ecosistema chiuso nello spazio

Il piccolo ambiente comprende produttori, consumatori e decompositori, cioè alghe, crostacei e popolazioni batteriche inseriti in un habitat sigillato. L’obiettivo è capire come cambiano le relazioni tra gli organismi e l’ambiente quando viene meno la gravità terrestre.

Scampi è stato collocato nell’ICE Cubes Facility, installata nel modulo europeo Columbus e gestita da Space Applications Services. L’esperimento funzionerà in modo autonomo per 90 giorni; una telecamera raccoglierà immagini e filmati durante l’intera permanenza in orbita.


I dati serviranno alle future missioni

Al termine della campagna, il contenitore tornerà sulla Terra. I campioni saranno sottoposti ad analisi genetiche e microbiologiche per verificare gli effetti dell’esposizione prolungata alla microgravità su alghe, gamberetti e microrganismi. I primi risultati sono attesi nel 2027.

Il progetto punta a migliorare la conoscenza dei sistemi ecologici chiusi, considerati potenzialmente utili per sostenere gli astronauti durante viaggi di lunga durata. Le informazioni ottenute potranno contribuire allo sviluppo di sistemi di supporto vitale destinati alle future esplorazioni della Luna, di Marte e di altre aree oltre l’orbita terrestre bassa.

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Un progetto costruito dagli studenti

La missione è il risultato del lavoro di 51 studenti universitari europei e statunitensi, impegnati per anni nella progettazione, nella costruzione e nei test del carico utile. Prima del lancio, avvenuto il 13 ottobre dal Kennedy Space Center in Florida con la missione SpaceX CRS-35, il gruppo ha completato le verifiche finali e rinnovato l’ecosistema per preservare la salute degli organismi.

Tra i partecipanti figura Gabriele Rigano, dottorando del corso nazionale in Scienza e tecnologia spaziale e membro del laboratorio di Astrobiologia e biologia molecolare dei cianobatteri guidato da Daniela Billi all’Università di Roma Tor Vergata. Rigano seguirà soprattutto l’analisi del DNA genomico dopo il rientro, con l’obiettivo di ricostruire l’evoluzione delle popolazioni microbiche e algali.


Il contributo delle università italiane

Il Politecnico di Torino ha coordinato il progetto insieme all’École Polytechnique. Per l’Italia hanno inoltre collaborato l’Università di Trento, l’Università di Torino, l’Università di Pavia e l’Università di Roma Tor Vergata.

L’iniziativa, sostenuta dal programma ESA Academy Experiments, ha riunito competenze di biologia, ecologia e ingegneria. Per gli studenti, il percorso ha incluso revisioni tecniche, qualifiche, controlli operativi e preparazione del materiale biologico fino all’integrazione sulla Stazione Spaziale Internazionale.

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