Caro spesa e sprechi: il conto più pesante lo pagano i bambini
La Giornata mondiale dell’alimentazione riporta al centro aumenti dei prezzi, povertà alimentare e necessità di non gettare il cibo ancora consumabile.
Il caro vita sta rendendo più difficile l’accesso a un’alimentazione adeguata, soprattutto per le famiglie con figli. Nel frattempo, associazioni e istituzioni richiamano l’attenzione sulla necessità di limitare il cibo che finisce nella spazzatura, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.
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I minori tra rinunce e difficoltà
Nel 2024 circa 430mila bambini e ragazzi con meno di 16 anni, pari al 5,6% del totale, vivevano in nuclei familiari costretti a ridurre le spese per il cibo o per la socialità. Per motivi economici, alcune famiglie non riescono a garantire ogni giorno frutta, verdura o alimenti ricchi di proteine.
Il dato, contenuto nel rapporto di ActionAid sulla povertà alimentare in Italia, è in aumento rispetto al 2021, quando i minori nella stessa situazione erano circa 419mila. L’incremento mostra quanto l’aumento del costo della vita incida sulle possibilità di seguire una dieta completa.
La spesa fresca costa sempre di più
Secondo Greenpeace, l’inflazione pesa in modo particolare sui prodotti freschi. I dati Ismea indicano che, rispetto al 2025, i prezzi alla produzione di ortaggi come zucchine, pomodori, peperoni e insalata sono saliti tra il 40% e il 90%.
La crescita non si ferma alla fase produttiva. Lungo la filiera, gli aumenti possono superare il 400% per alcuni alimenti, tra cui carote, uva e melanzane, con effetti diretti sul bilancio dei consumatori.
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Meno sprechi in un mondo fragile
Ridurre il cibo non consumato e ancora utilizzabile è uno degli obiettivi indicati per questa ricorrenza. L’invito riguarda sia le famiglie sia l’intero sistema alimentare, in un contesto internazionale segnato da disuguaglianze sempre più evidenti.
Un’analisi di Coldiretti, basata sui dati del Centro Studi, rileva infatti che una persona su tre nel mondo non può permettersi un pasto adeguato. Guerre, crisi economiche e cambiamenti climatici compromettono così il diritto ad avere cibo sano e sufficiente.
Guerre e clima aggravano l’emergenza
Nel rapporto più recente sulle crisi alimentari, la Fao attribuisce a guerre, conflitti interni e tensioni geopolitiche il 56% dei casi gravi di insicurezza alimentare acuta, considerando anche gli effetti indiretti. Un ulteriore 11% è collegato a crisi economiche spesso nate da instabilità politiche e conflitti.
Gli eventi climatici estremi incidono invece per il 33%. Il quadro rende ancora più urgente contenere gli sprechi e proteggere l’accesso al cibo, mentre i rincari continuano a colpire soprattutto chi dispone di risorse economiche limitate.
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