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Attualità 3 min di lettura49 min fa

Gaza, lite infuocata in tv: il nodo è la parola genocidio

A Piazzapulita confronto acceso tra Celeste Vichi e Nicola Fratoianni su vittime palestinesi, accuse a Israele, diritto internazionale e giornalisti uccisi nella Striscia.

Il confronto televisivo tra Celeste Vichi, presidente dell’Unione Associazioni Italia-Israele, e Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e segretario di Sinistra Italiana, è degenerato in una lunga serie di accuse reciproche. Al centro della discussione, trasmessa da Piazzapulita su La7, le vittime palestinesi, la condotta militare israeliana e la definizione giuridica di quanto accaduto a Gaza.

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Il confronto sulle vittime palestinesi

A far salire subito la tensione è stata un’osservazione di Vichi sui genitori dei bambini legati ad Hamas. Secondo la presidente dell’Uaii, se fossero rimasti nelle proprie abitazioni continuando la vita di prima, forse alcune delle morti successive si sarebbero potute evitare. Corrado Formigli ha contestato immediatamente il ragionamento, richiamando la logica della legge del taglione.

La discussione si è poi spostata sul numero delle vittime nella Striscia. Vichi ha accusato Fratoianni e il suo partito di avere ripetuto per mesi la cifra di 70mila morti, ritenendola non attendibile. Il parlamentare ha replicato che quei dati erano stati riportati da organizzazioni internazionali; l’avvocata ha però osservato che tra le fonti figurava anche il Ministero della Sanità di Hamas.

Fratoianni ha quindi chiesto se, seguendo quella ricostruzione, dovessero essere considerate false anche le denunce relative ai 75mila morti, ai 20mila bambini uccisi, alla pulizia etnica denunciata in Cisgiordania e all’apartheid. Vichi ha respinto tutte le accuse e ha affermato: «A Gaza non c’è stato nessun genocidio e non c’è nessun apartheid, perché il 20% della sua popolazione è araba».


La disputa sul genocidio

La presidente dell’Uaii ha sostenuto inoltre che il termine genocidio sia stato creato per descrivere la Shoah. Michela Ponzani, presente in studio, l’ha subito contestata, definendo storicamente errata quella spiegazione.

Il vocabolo fu coniato dal giurista Raphael Lemkin nel 1944 e inserito nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1948. La definizione non riguarda soltanto lo sterminio degli ebrei, ma comprende la distruzione intenzionale, totale o parziale, di gruppi nazionali, etnici, razziali o religiosi.

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Nel corso del dibattito Fratoianni ha chiesto a Vichi se riconoscesse l’esistenza di crimini di guerra. Lei ha risposto che non vi sarebbe ancora un accertamento definitivo e ha giudicato gravissimo che un deputato italiano definisse tali le operazioni israeliane. Il segretario di Sinistra Italiana, più volte interrotto, ha ricordato anche il mandato d’arresto emesso contro Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e ha denunciato quello che ha definito lo scempio del diritto internazionale.


Giornalisti e Cisgiordania riaccendono lo scontro

Un altro passaggio particolarmente duro ha riguardato i giornalisti morti a Gaza. Vichi ha spiegato l’assenza di reporter stranieri nella Striscia con ragioni di sicurezza. Fratoianni ha sostenuto invece che molti giornalisti sarebbero stati colpiti dalle forze israeliane; la presidente dell’Uaii ha replicato affermando che alcune persone uccise erano terroristi presentatisi come reporter.

Il confronto si è poi concentrato sull’occupazione della Cisgiordania e sulla legittimità delle colonie israeliane. Fratoianni ha chiesto a Vichi se ritenesse legale l’occupazione e gli insediamenti; lei ha richiamato la risoluzione 142 del 1967. Il deputato ha giudicato quel riferimento non pertinente, mentre Vichi lo ha accusato di sostenere consapevolmente il falso.

La tensione è rimasta alta anche nella parte conclusiva della trasmissione, quando si è parlato del film-documentario Naza. Vichi lo ha definito un lavoro suggestivo, ma Fratoianni ha chiuso il confronto con una frase sarcastica: «Niente, lei non si vergogna neanche a fine trasmissione».

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