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Attualità 3 min di lettura20 ore fa

Un ecosistema nello spazio: la sfida di Scampi per le missioni future

Alghe, gamberetti e microrganismi vivranno per 90 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare come la microgravità modifica un ambiente autosufficiente.

Un piccolo ambiente acquatico racchiuso in un cubo di pochi centimetri è arrivato sulla Stazione Spaziale Internazionale, a circa 400 chilometri dalla Terra. Al suo interno convivono alghe, gamberetti e batteri: il progetto Scampi punta a capire come un ecosistema completo reagisca alla microgravità, senza limitarsi all’osservazione di singoli organismi.

L’esperimento, partito il 13 ottobre dal Kennedy Space Center in Florida con la missione SpaceX CRS-35, è operativo dal 16 ottobre. Dopo 90 giorni in orbita, il contenitore tornerà sulla Terra per consentire analisi genetiche e microbiologiche, con i primi risultati attesi nel 2027.

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Un laboratorio vivente in orbita

Scampi è stato installato nella struttura ICE Cubes Facility, collocata nel modulo europeo Columbus della Stazione Spaziale Internazionale. Il sistema funzionerà in modo autonomo e una telecamera invierà immagini e filmati dell’ambiente durante l’intera permanenza nello spazio.

La ricerca osserva i rapporti tra produttori, consumatori e decompositori all’interno di un habitat chiuso. Le informazioni raccolte serviranno a valutare come alghe, crostacei e microrganismi si adattino all’assenza della gravità terrestre e come cambino gli equilibri tra le componenti viventi e quelle non viventi.


La preparazione prima del lancio

Poiché il carico trasportava organismi vivi, le ultime operazioni sono state completate direttamente in Florida nei giorni che hanno preceduto la partenza. Gli studenti hanno rinnovato l’acqua dell’ecosistema, controllato gli acquari e verificato le condizioni biologiche del sistema.

Dopo le ispezioni finali, il contenitore è stato consegnato ai responsabili della NASA per l’inserimento nel lanciatore e il trasferimento verso la stazione orbitale. Una volta arrivato a bordo, un astronauta lo ha collocato nella struttura europea destinata agli esperimenti commerciali e scientifici.

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Cinquantuno studenti dietro Scampi

Il progetto è il risultato del lavoro di 51 studenti universitari provenienti da istituzioni europee e statunitensi. Nel percorso, durato anni, i partecipanti hanno ideato il carico scientifico, lo hanno costruito, sottoposto a prove tecniche e preparato per il volo con il sostegno del programma di esperimenti dell’Accademia dell’ESA.

Per l’Italia hanno contribuito l’Università di Roma Tor Vergata, gli atenei di Trento, Torino e Pavia. Il Politecnico di Torino ha coordinato l’iniziativa insieme all’École Polytechnique. Il progetto ha permesso agli studenti di affrontare direttamente aspetti di biologia, ecologia, ingegneria e gestione operativa di una missione spaziale.

Tra i partecipanti c’è Gabriele Rigano, dottorando del corso nazionale in Scienza e tecnologia dello spazio e membro del laboratorio di Astrobiologia e Biologia molecolare dei cianobatteri diretto da Daniela Billi, docente di Microbiologia ambientale all’Università di Roma Tor Vergata. «Mi sono occupato di pianificare le analisi che saranno svolte dopo il rientro, soprattutto dello studio delle sequenze del DNA genomico», ha spiegato Rigano, sottolineando che Scampi è il primo esperimento di biologia spaziale dedicato a un ecosistema autosufficiente, anziché a organismi studiati separatamente.


I dati dopo il rientro

La fase in orbita sarà soltanto il primo passaggio della ricerca. Quando il carico tornerà a Terra, i campioni saranno esaminati per ricostruire l’evoluzione delle popolazioni microbiche e algali e per verificare gli effetti della permanenza prolungata in microgravità sui gamberetti.

Il confronto con campioni mantenuti a Terra dovrebbe chiarire le modalità con cui un sistema biologico complesso si adatta all’ambiente spaziale. Le conclusioni potrebbero contribuire allo sviluppo di sistemi di supporto vitale più autonomi, pensati per accompagnare gli astronauti in future missioni verso la Luna, Marte e destinazioni ancora più lontane.

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