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Attualità 3 min di lettura33 min fa

Ucraina nell’Ue, Bruxelles valuta limiti per l’agricoltura

La possibile adesione cambierebbe produzione agricola, accesso ai fondi e rapporti con gli agricoltori degli Stati membri.

La Commissione europea sta valutando condizioni speciali per l’agricoltura ucraina in caso di ingresso nell’Unione europea.

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I terreni ancora da bonificare

L’adesione di Kyjiv avrebbe anche una dimensione legata al recupero delle aree agricole danneggiate dalla guerra. In un rapporto diffuso il 2 novembre, l’OCSE ha stimato che a febbraio circa 132mila chilometri quadrati dell’Ucraina potevano essere interessati da residuati esplosivi. Il calcolo comprende zone non destinate alle coltivazioni e territori dove la presenza di mine non è stata ancora accertata.

Il governo ucraino ha organizzato un sistema di sminamento basato su operatori autorizzati, procedure di gara e meccanismi per rimborsare agli agricoltori le spese sostenute. I documenti analizzati dalla Commissione attraverso lo strumento Ukraine Facility indicano che uno dei programmi attivi ha già restituito all’uso agricolo oltre diciassettemila ettari. Parallelamente, Kyjiv sta aggiornando gli archivi delle aziende e i controlli sui contributi pubblici.


Fondi agricoli e adesione

La possibile entrata nell’Unione riaprirebbe il confronto sulla ripartizione degli aiuti agricoli. Per il periodo 2021-2027, la Politica agricola comune dispone di 386,6 miliardi di euro, distribuiti tra sostegni al reddito, interventi sui mercati e sviluppo rurale.

Per gli anni successivi, la Commissione ha indicato almeno trecento miliardi di euro destinati all’agricoltura, all’interno di un impianto che permetterebbe di affiancare a quelle somme ulteriori stanziamenti. Durante una seduta del Senato francese a giugno è stata citata una simulazione: applicando i criteri attuali e mantenendo le risorse disponibili, l’Ucraina potrebbe ricevere ogni anno circa dieci-dodici miliardi di euro.

Quella cifra non rappresenta né una previsione ufficiale della Commissione né un risultato di trattative già concluse. Considerare l’allargamento soltanto dal punto di vista dei sussidi, inoltre, non comprenderebbe il possibile apporto produttivo e strategico dell’Ucraina, che dall’inizio dell’invasione russa continua a difendere il proprio territorio.


Produzione e timori degli Stati

L’Ucraina dispone di ampie superfici coltivabili, aziende spesso più grandi di quelle presenti nell’Unione e una notevole capacità di esportazione. Secondo le stime della Commissione, l’integrazione dei suoi raccolti aumenterebbe di circa il 50% la disponibilità europea di mais e del 28% quella di grano.

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L’arrivo di maggiori quantità di soia e semi di girasole potrebbe ridurre la dipendenza dai fornitori esterni per le proteine vegetali. In questa prospettiva, l’autosufficienza europea salirebbe dal 76% all’86%. Restano però i timori dei produttori di alcuni Paesi, già emersi durante la guerra quando il mercato comunitario è stato aperto alle merci ucraine per sostenere l’economia colpita dall’aggressione russa e dalle difficoltà nei collegamenti sul Mar Nero.

Le proteste più forti si sono concentrate nell’Europa centro-orientale. La Polonia sostiene l’avanzamento dei negoziati, ma chiede che le aziende dei due Paesi operino con obblighi uguali. Il ministro per gli Affari europei Ignacy Niemczycki lo ha ribadito il 13 ottobre in Lussemburgo, indicando nella parità delle regole la condizione per un confronto accettabile tra i produttori.

Anche la Francia ha individuato possibili contraccolpi per cereali, zucchero, pollame e miele in uno studio diffuso a settembre dal ministero dell’Agricoltura. Lo stesso documento ha riconosciuto che l’integrazione potrebbe rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari europei.


Le ipotesi di Bruxelles

La Commissione ha inserito le possibili restrizioni in un documento pubblicato all’inizio di ottobre sulla preparazione ai futuri allargamenti. Tra le opzioni figurano regole specifiche per l’ingresso di alcuni prodotti agricoli e criteri particolari per l’assegnazione delle risorse comunitarie.

Il tema non è nuovo. Nell’ottobre 2025 l’accordo commerciale tra Unione europea e Ucraina è stato rivisto con un ampliamento degli scambi, mantenendo però protezioni per alcune merci considerate sensibili e strumenti da attivare se il mercato dovesse subire alterazioni. L’adesione avrebbe effetti più estesi rispetto a quell’intesa e richiederebbe quindi ulteriori negoziati.

Il dibattito richiama, con rapporti invertiti, le cautele che avevano accompagnato l’allargamento del 2004: allora erano le produzioni agricole polacche e centro-orientali a suscitare apprensione nei Paesi membri più vecchi. Anche in quel caso l’ingresso era stato accompagnato da periodi di adattamento e accordi di compromesso.

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