Meteo su Roma.

Attualità 3 min di lettura55 min fa

Ucraina, l’Italia fuori dai tavoli sulle garanzie

A Bruxelles si discute della ricostruzione, ma Roma non partecipa agli incontri su difesa e sicurezza di Kyjiv

L’Italia non partecipa ai colloqui europei sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. L’incontro è previsto oggi a Bruxelles, nella sede della NATO, con Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito.

Offerta del giorno5 novembre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 56 giorni
*********


Le domande senza risposta

Il governo italiano ha escluso finora l’invio di militari e ha puntato soprattutto sulle garanzie americane. Questa scelta non ha impedito a Roma di contribuire al dibattito, ma riduce il peso del Paese quando si tratta di definire impegni operativi e strumenti di difesa.

La Forza multinazionale per l’Ucraina sarà al centro dell’esercitazione Koalicja, in programma dal 9 al 22 novembre. Circa 2.800 militari di undici Paesi proveranno a organizzare lo spostamento, la protezione e il rifornimento della formazione, che avrebbe un comando franco-britannico e coinvolgerebbe 24 Paesi sul piano degli impegni militari.

La forza entrerebbe in Ucraina soltanto dopo la fine delle ostilità e su richiesta di Kyjiv. Non avrebbe il compito di controllare il cessate il fuoco: dovrebbe invece sostenere la ricostituzione delle forze armate ucraine, difendere lo spazio aereo e contribuire allo sminamento del Mar Nero. L’Italia non è tra gli undici Paesi dell’esercitazione, perché il governo ha sempre escluso la presenza di soldati italiani.


Difesa comune e risorse

Il nodo riguarda anche le capacità concrete da mettere a disposizione. In un volume curato da Leonardo Tricarico e Gregory Alegi per Rubbettino, la Fondazione ICSA indica Italia, Francia e Germania come possibile nucleo di una difesa europea e propone di trasferire gradualmente sotto un coordinamento comune attività come addestramento, trasporti, logistica e supporto.

Una prima applicazione potrebbe riguardare gli aerei da trasporto, con equipaggiamento, formazione e manutenzione condivisi. Marco Buti e Luca Jahier, in un commento per l’IEP della Bocconi, hanno invece prospettato un sistema di bilancio europeo capace di raccordare i conti dell’Unione con quelli nazionali, ottenendo risparmi soprattutto nel settore militare.

Il problema non è soltanto stabilire chi siederà ai tavoli. Chi promette protezione all’Ucraina deve poter spiegare quali forze interverrebbero nel caso in cui una tregua fosse sfruttata dalla Russia per preparare una nuova offensiva. Le regole d’ingaggio previste per la formazione multinazionale consentirebbero ai militari di difendersi da eventuali attacchi con droni, secondo funzionari occidentali citati dal Guardian.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


I negoziati e il ruolo di Roma

L’esclusione italiana è emersa anche nei colloqui tenuti ieri dalla Commissione europea, con rappresentanti di Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, NATO e Banca mondiale. Sul tavolo c’erano la ricostruzione e la crescita dell’Ucraina dopo la guerra, in continuità con i colloqui di Miami.

Il comunicato finale rinvia a ulteriori approfondimenti sugli strumenti finanziari, sui possibili percorsi di sviluppo e sulle riforme necessarie per l’adesione all’Unione europea. Non sono stati annunciati nuovi stanziamenti: la stima dei danni e dei bisogni resta quella elaborata a febbraio dal governo ucraino, dalla Banca mondiale, dalla Commissione e dall’Onu, pari a quasi 588 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni.

Prima di finanziare la ricostruzione di una centrale elettrica, però, resta da chiarire chi dovrebbe difenderla da nuovi attacchi russi. Intanto il Cremlino ha escluso gli europei dal vertice trilaterale di Abu Dhabi del 10 e 11 novembre, mentre gli Stati Uniti stanno trattando con i Paesi dotati di maggiore peso militare e industriale.


Le critiche dell’opposizione

Giuseppe Conte ha accusato il governo di essere «assente dai tavoli che contano». Luca Pirondini, capogruppo del M5S al Senato, ha parlato di «totale irrilevanza internazionale», mentre Alessandro Alfieri, per il Pd, ha definito insufficiente il formato E3 e ha chiesto di allargarlo a Italia e Polonia.

L’Italia è l’unico Paese europeo del G7 escluso dall’attuale gruppo ristretto. Un formato E5, tuttavia, lascerebbe aperta la stessa questione: cinque governi non avrebbero automaticamente l’autorità per decidere a nome degli altri 22 su sanzioni alla Russia, fondi europei o adesione dell’Ucraina.

Il 14 ottobre, parlando al Senato, Giorgia Meloni aveva sostenuto che il tema della presenza ai singoli tavoli fosse «secondario». La presidente del Consiglio aveva aggiunto che l’E3 avrebbe dovuto agire «a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti», oppure che i Ventisette avrebbero dovuto indicare «una figura autorevole» incaricata di rappresentare l’Europa. La questione è rimasta aperta, mentre l’opposizione le contesta ora proprio l’assenza italiana.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere