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Attualità 4 min di lettura3 ore fa

Ucraina, il nodo è Putin: Trump cambierà linea dopo il voto

Massolo avverte: Mosca può attendere nuovi equilibri in Europa, mentre elezioni ucraine e tregua restano ancora lontane

Un eventuale cambio di maggioranza in Europa potrebbe modificare il sostegno all’Ucraina, ed è proprio su questa prospettiva che Mosca sembra puntare. Giampiero Massolo, direttore del Geopolitical Risk Observatory della Luiss ed ex presidente dell’Ispi, osserva che le campagne elettorali possono produrre annunci diversi dalle decisioni assunte poi al governo, ma ritiene concreto l’interesse russo verso una svolta politica nei Paesi europei.

Anche in Francia il tema è già emerso. Al Forum di Cernobbio, Jordan Bardella ha sostenuto che un’eventuale vittoria del Rassemblement National porterebbe alla sospensione degli aiuti finanziari destinati a Kiev, pur lasciando in campo addestramento e assistenza. Per Massolo, resta da capire se queste posizioni manterrebbero la stessa forma una volta chiamate a tradursi in responsabilità di governo.


Il voto ucraino resta un’ipotesi lontana

Volodymyr Zelensky ha indicato la possibilità di convocare elezioni presidenziali soltanto dopo una tregua di almeno 60 giorni. La condizione è necessaria anche sul piano giuridico: durante lo stato di guerra, la Costituzione ucraina non consente di svolgere consultazioni, mentre la sicurezza dei cittadini e dei candidati sarebbe difficile da garantire.

A rendere incerto lo scenario contribuisce anche il rischio di ingerenze russe. Tra gli obiettivi dichiarati da Mosca figura infatti l’insediamento a Kiev di una leadership più vicina alle sue posizioni. Massolo ritiene quindi improbabile un voto imminente: mancano sia il cessate il fuoco sia le garanzie per un procedimento elettorale libero da pressioni esterne.


Putin conserva la leva decisiva

Il punto centrale, secondo l’analisi dell’ambasciatore, è il ruolo del presidente russo. «Le sorti della guerra dipendono da Putin», ha affermato Massolo, spiegando che le mosse di Kiev e Washington non bastano, da sole, a stabilire tempi e condizioni della fine delle ostilità.

Zelensky, proponendo il ricorso alle urne dopo una pausa prolungata dei combattimenti, avrebbe cercato anche di assecondare una richiesta avanzata da Donald Trump. Il leader ucraino, inoltre, riterrebbe di poter ottenere nuovamente il consenso degli elettori. Mosca, però, non ha accettato questa impostazione: dopo l’annuncio di una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, le forze russe hanno colpito una centrale elettrica a Kiev.


Washington può ancora condizionare Mosca

Per Massolo, gli Stati Uniti sono l’unico attore con la capacità di esercitare una pressione davvero efficace sul Cremlino. L’Europa, avendo scelto di sostenere pienamente la causa ucraina, dispone invece di uno spazio ridotto per svolgere il ruolo di mediatrice. Questa posizione deriva, secondo l’ex presidente dell’Ispi, dalla necessità europea di difendere la propria sicurezza: l’Ucraina viene considerata un elemento avanzato della protezione del continente.

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Resta dunque da stabilire quanto a lungo Washington manterrà l’attuale equilibrio, fatto di assistenza a Kiev e cautela nei confronti di Mosca. Un’intesa tra grandi potenze raggiunta senza il coinvolgimento effettivo dell’Europa e dell’Ucraina è lo scenario che entrambe temono.


La tregua sul gasolio divide gli interessi

La sospensione per sei mesi di alcune sanzioni statunitensi sulle operazioni commerciali legate al gasolio russo è maturata dopo le pressioni esercitate sull’Ucraina, affinché fermasse gli attacchi contro raffinerie e impianti energetici della Russia. Secondo Massolo, la motivazione ha una componente concreta: i danni alla capacità di raffinazione russa avrebbero sottratto dal mercato circa il 3% del gasolio, contribuendo alla scarsità di prodotti raffinati.

C’è però anche una ragione legata alla politica interna americana. Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, l’amministrazione Trump deve fronteggiare il malcontento per l’aumento dei carburanti, soprattutto alla pompa. Da qui la scelta di liberare in parte le riserve e di favorire una maggiore disponibilità di prodotto.

La lettura di Kiev è opposta. Colpire le infrastrutture energetiche russe significa ridurre le entrate con cui Mosca finanzia la guerra e aumentare l’incentivo a negoziare. L’intesa annunciata da Trump potrebbe però avere un valore più politico che concreto, perché i bombardamenti ucraini hanno già compromesso una parte rilevante della raffinazione russa.


Dopo il voto si vedrà la svolta

Massolo invita a non considerare ancora la decisione americana come un mutamento definitivo. Solo dopo le elezioni di metà mandato sarà possibile capire se la deroga rappresenti una risposta temporanea alle esigenze interne di Trump oppure l’avvio di un rapporto diverso con il Cremlino.

Nel primo caso, Washington continuerebbe a mantenere una posizione intermedia, evitando di colpire troppo duramente la Russia ma senza interrompere il sostegno all’Ucraina. Nel secondo, la pressione potrebbe spostarsi soprattutto su Kiev, nel tentativo di costruire un accordo tra potenze capace di ridisegnare il conflitto senza un ruolo decisivo per gli alleati europei.

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