Tumori cerebrali, cosa cambia tra glioma e metastasi: i numeri
Dalle forme più aggressive alle masse secondarie, ecco come si distinguono i principali tumori del sistema nervoso centrale e quali terapie possono essere utilizzate.
La scelta della cura non è uguale per tutti: dipende dalla natura della massa, dall’area coinvolta, dalla sua estensione e dalle condizioni generali della persona. In base al quadro clinico, i medici possono valutare un intervento chirurgico, la radioterapia, la chemioterapia oppure una combinazione di questi trattamenti.
La terapia varia da caso a caso
L’operazione può essere presa in considerazione per rimuovere la lesione o ridurne la presenza, mentre radioterapia e chemioterapia vengono impiegate secondo il tipo di tumore e le caratteristiche della malattia. La decisione viene affidata all’équipe specialistica dopo gli accertamenti necessari.
Non esiste quindi un percorso valido per ogni paziente. Localizzazione, dimensioni e comportamento della massa sono alcuni degli elementi che orientano la strategia terapeutica, insieme allo stato di salute complessivo.
Glioma e glioblastoma non sono sinonimi
Tra i tumori maligni primitivi del sistema nervoso centrale, il glioblastoma è quello diagnosticato più spesso negli adulti tra i 45 e i 75 anni. La sua incidenza è stimata in circa 3-4 casi ogni 100mila abitanti all’anno; si tratta di una forma particolarmente aggressiva, capace di svilupparsi rapidamente e di infiltrare i tessuti vicini, rendendo complessa un’asportazione completa.
Il glioblastoma rientra nel gruppo dei gliomi, che prendono origine dalle cellule della glia, deputate a sostenere e nutrire i neuroni. All’interno di questa famiglia si distinguono forme a basso grado, osservate più frequentemente tra i 20 e i 40 anni, e forme ad alto grado, più comuni nella fascia compresa tra i 40 e i 70 anni. Nel complesso, i gliomi rappresentano circa il 40% dei tumori del sistema nervoso centrale negli adulti.
Metastasi e diagnosi spesso tardiva
Non tutte le masse cerebrali iniziano nel cervello. I gliomi sono tumori primitivi, mentre le metastasi sono localizzazioni secondarie: si formano in un altro organo e raggiungono successivamente il tessuto nervoso.
In Italia si registrano circa 6 mila nuove diagnosi ogni anno, pari all’1,6% del totale dei tumori rilevati annualmente. Gli uomini risultano colpiti più spesso. Secondo i dati raccolti da Associazione italiana di oncologia medica e Associazione italiana registri tumori, per queste patologie non è disponibile una diagnosi precoce basata sull’assenza di sintomi: l’individuazione avviene generalmente quando compaiono disturbi, che possono essere difficili da collegare subito a una causa precisa.
Sintomi legati alla sede della massa
Le manifestazioni dipendono soprattutto dalla regione cerebrale interessata e dalle dimensioni della lesione. Per questo il quadro può cambiare molto da una persona all’altra e non sempre consente di risalire immediatamente alla natura del problema.
È in questo contesto che si colloca il malore di Alessandro Di Battista: secondo le informazioni disponibili, all’origine dell’edema cerebrale ci sarebbe un tumore al cervello. Il caso richiama l’attenzione sulla varietà di queste patologie, che comprendono forme primitive, come i gliomi, e forme secondarie, come le metastasi.
Continua a leggere
Cuore e reni, il test che anticipa il rischio: cosa manca in Italia
La prima settimana europea dedicata alla diagnosi precoce accende i riflettori sull’uACR, già disponibile ma usato in modo disomogeneo nei percorsi sanitari italiani.
Cuore e reni, il test che può anticipare il rischio ma resta poco usato
La prima settimana europea dedicata alla diagnosi precoce riporta l’attenzione sull’uACR, esame semplice per individuare in anticipo il rischio cardio-renale.
Regeni, lo Stato prepara la richiesta di danni: ora si attendono le motivazioni
Tommaso Foti difende il ruolo delle istituzioni nel processo e annuncia l’azione risarcitoria dell’Italia dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
Reni e cuore, il test che può anticipare il rischio
L’uACR aiuta a individuare precocemente il danno renale e il rischio cardiovascolare, ma in Italia il suo utilizzo resta disomogeneo.