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Attualità 3 min di lettura41 min fa

Reni e cuore, il test che può anticipare il rischio

L’uACR aiuta a individuare precocemente il danno renale e il rischio cardiovascolare, ma in Italia il suo utilizzo resta disomogeneo.

Conoscere un problema renale prima che compaiano i sintomi può cambiare concretamente la gestione della salute. Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets, ha ricordato che la funzione renale condiziona anche la scelta di molti medicinali, dagli antidolorifici agli antiaggreganti, e ha sottolineato che negli ultimi anni sono cambiate le possibilità terapeutiche per l’insufficienza renale.

Il tema è stato affrontato durante l’incontro “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, organizzato da Boehringer Ingelheim Italia in occasione della prima Settimana europea dello screening. Al centro del confronto c’erano il test uACR e i risultati dello studio “Test uACR nella routine clinica”.


Un esame semplice ancora poco uniforme

Il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine può rivelare una sofferenza del rene quando la malattia è ancora silenziosa. Secondo Luca Pinto, di Iqvia, il test è già disponibile e riconosciuto sul piano clinico, ma non viene prescritto, eseguito e utilizzato con criteri omogenei in tutte le aree del Paese.

Le difficoltà non riguardano soltanto l’organizzazione. L’uACR risulta ancora scarsamente inserito nei percorsi assistenziali e questa carenza riduce la possibilità di individuare tempestivamente le persone esposte a un rischio cardio-renale. Tra gli ostacoli indicati figurano fattori operativi, culturali e una limitata standardizzazione delle procedure.


Il collegamento tra cuore e reni

Cuore e reni sono strettamente interdipendenti: un’alterazione a carico di uno dei due organi può ripercuotersi sull’altro. Leonardo De Luca, cardiologo della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, ha richiamato la necessità di valutare insieme la filtrazione glomerulare stimata, indicata con la sigla eGFR, e l’albuminuria tramite uACR.

L’obiettivo non è limitarsi a diagnosticare una patologia già presente, ma riconoscere il prima possibile chi corre un pericolo maggiore. L’associazione tra uACR ed eGFR consente infatti di definire con maggiore precisione il danno renale e il rischio cardiovascolare, favorendo interventi anticipati.


Albumina nelle urine, un segnale da valutare

Per Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, la presenza di albumina indica che il glomerulo, il filtro del rene, non sta trattenendo correttamente questa proteina. “L’uACR esprime il danno d’organo”, ha spiegato, osservando che le linee guida internazionali raccomandano da anni di affiancare questo esame alla valutazione dell’eGFR.

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Un risultato anomalo non equivale automaticamente a una diagnosi definitiva, ma segnala la necessità di ulteriori accertamenti. Individuare il problema prima della comparsa dei disturbi permette di seguire il paziente con maggiore attenzione e di tenere conto della condizione renale nelle decisioni terapeutiche.


Prevenzione con un costo sanitario elevato

Le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti in Europa e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. Un adulto europeo su sette convive con una patologia cardiovascolare, mentre circa l’80% di queste condizioni potrebbe essere evitato o ridotto attraverso stili di vita corretti e diagnosi tempestive.

In Italia il peso economico delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro l’anno; nell’insieme dell’Europa oltrepassa i 280 miliardi. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha quindi collegato la diagnosi precoce non soltanto alla tutela individuale, ma anche all’impiego più efficiente delle risorse del Servizio sanitario nazionale.


La richiesta di percorsi più omogenei

Durante l’iniziativa, diversi parlamentari hanno indicato nella prevenzione un elemento decisivo per rendere più sostenibile l’assistenza. Antonio Girelli ha annunciato la presentazione di una mozione, mentre Ilenia Malavasi, Guido Quintino Liris e Ignazio Zullo hanno chiesto strumenti diagnostici accessibili e percorsi di presa in carico uniformi sul territorio.

Le loro osservazioni convergono sulla necessità di integrare l’uACR nella pratica clinica e nei percorsi dedicati alle malattie croniche. La prima Settimana europea dello screening, promossa dalla Commissione europea dal 28 settembre al 4 ottobre nell’ambito del Safe Hearts Plan, ha posto proprio questo obiettivo: aumentare l’attenzione di istituzioni, operatori sanitari e cittadini sull’individuazione precoce del rischio cardiovascolare e renale.

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