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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Cuore e reni, il test che può anticipare il rischio ma resta poco usato

La prima settimana europea dedicata alla diagnosi precoce riporta l’attenzione sull’uACR, esame semplice per individuare in anticipo il rischio cardio-renale.

Un esame già disponibile, poco complesso e riconosciuto dalla comunità scientifica, ma ancora applicato in modo disomogeneo: è il caso dell’uACR, il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine. Il test può contribuire a individuare precocemente il rischio cardiovascolare e renale, anche quando non sono ancora comparsi sintomi, ma in Italia il suo utilizzo non è integrato ovunque nei percorsi di cura.

La questione è stata affrontata durante l’incontro “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, organizzato da Boehringer Ingelheim nell’ambito della prima Settimana europea dello screening. L’iniziativa, promossa dalla Commissione europea dal 28 settembre al 4 ottobre nel quadro del Piano Cuori sicuri, punta a rafforzare la consapevolezza tra cittadini, professionisti e istituzioni.


Un rischio spesso intercettabile prima

In Europa le malattie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e rappresentano la principale causa di decesso e disabilità. A convivere con una patologia cardiovascolare è circa un adulto europeo su sette, mentre secondo i dati diffusi circa l’80% di queste condizioni potrebbe essere evitato attraverso diagnosi tempestive e stili di vita adeguati.

Cuore e reni sono legati da un rapporto stretto: il malfunzionamento di uno dei due organi può compromettere anche l’altro. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha spiegato che l’azienda ha aderito all’appello europeo concentrandosi sull’importanza di riconoscere prima i segnali di rischio. Ha inoltre ricordato che le malattie cardiovascolari hanno un costo annuale superiore a 40 miliardi di euro in Italia e oltre 280 miliardi nell’Unione europea.

Per Pipic, prevenzione e diagnosi anticipata producono un doppio beneficio: aiutano le persone a ricevere cure più rapide e consentono al sistema sanitario di impiegare meglio le risorse. Anche Antonio Girelli, componente della Commissione XII della Camera, ha annunciato la presentazione di una mozione dedicata all’individuazione precoce del rischio cardio-renale.


L’uACR segnala il danno renale

Il rapporto albumina/creatinina urinaria permette di verificare se nelle urine sia presente albumina, una proteina che normalmente il rene dovrebbe trattenere. La sua rilevazione può indicare una compromissione del filtro renale e suggerire la necessità di ulteriori accertamenti.

Leonardo De Luca, direttore della struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, ha richiamato la necessità di superare una gestione separata di cuore e reni: “Cuore e rene non possono essere gestiti separatamente”. Le linee guida, ha ricordato, indicano ai cardiologi di controllare sia la funzione renale tramite il filtrato glomerulare stimato, cioè l’eGFR, sia l’albuminuria attraverso l’uACR.

Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’unità di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, ha sottolineato che l’uACR viene raccomandato dalle linee guida internazionali KDIGO da circa dieci anni. L’associazione con l’eGFR consente una valutazione più accurata del danno renale e della probabilità di eventi cardiovascolari.


Il problema è l’organizzazione

Dallo studio sul test uACR nella pratica clinica emerge che l’esame non è frenato dalla mancanza di tecnologia. Secondo Luca Pinto, responsabile di una divisione di Iqvia per Italia e Grecia, le difficoltà riguardano soprattutto il riconoscimento del test, la standardizzazione delle procedure e il suo inserimento stabile nell’organizzazione assistenziale.

L’uACR non viene infatti prescritto, eseguito e interpretato secondo criteri uniformi in tutte le aree del Paese. A pesare sono ostacoli organizzativi, operativi e culturali, oltre alla sua limitata presenza nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Questo riduce la possibilità di individuare una condizione che può restare silenziosa per lungo tempo.

I parlamentari Ilenia Malavasi, Guido Quintino Liris e Ignazio Zullo hanno richiamato, con accenti diversi, l’esigenza di rendere più omogenei i percorsi di prevenzione, facilitare l’accesso agli strumenti raccomandati e garantire una presa in carico più rapida. L’obiettivo indicato è integrare maggiormente l’uACR nella pratica clinica nazionale, così da ridurre anche le differenze territoriali.


Sapere prima cambia le cure

Riconoscere un problema renale prima della comparsa dei sintomi può modificare la gestione complessiva del paziente. Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene e primario emerito di Nefrologia e dialisi della Asl Roma 3, ha evidenziato che la funzione renale deve essere considerata nella scelta di molti medicinali, dagli antidolorifici agli antiaggreganti fino ad alcuni trattamenti oncologici.

La diagnosi anticipata consente inoltre di intervenire quando il danno è ancora iniziale. Secondo gli specialisti intervenuti, una maggiore diffusione del test, insieme alla valutazione dell’eGFR, potrebbe rendere più precisa la classificazione del rischio e favorire percorsi di cura più tempestivi, uniformi e sostenibili per il Servizio sanitario nazionale.

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