Tumore della prostata, -58% di metastasi: la svolta dello studio
I dati del trial DASL-HiCaP mostrano un vantaggio rilevante aggiungendo darolutamide alla terapia ormonale e alla radioterapia nei pazienti ad altissimo rischio.
Christine Roth, vicepresidente esecutiva di Bayer per la strategia e la commercializzazione dei prodotti farmaceutici, ha definito i nuovi risultati una possibile svolta per gli uomini colpiti da tumore della prostata nelle fasi iniziali. «Questi dati evidenziano il potenziale di darolutamide nel cambiare in modo significativo le prospettive dei pazienti», ha dichiarato.
Il monitoraggio dei partecipanti non è ancora concluso: serviranno ulteriori osservazioni per chiarire soprattutto l’impatto del trattamento sulla sopravvivenza globale nel lungo periodo. L’obiettivo dell’azienda è valutare l’impiego del farmaco anche in momenti più precoci del percorso terapeutico.
GioiaPura
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Il rischio di metastasi scende del 58%
I risultati dello studio DASL-HiCaP sono stati presentati al Congresso 2026 della Società Europea di Oncologia Medica. Dopo un periodo mediano di osservazione di 3,8 anni, l’analisi provvisoria ha evidenziato una riduzione del 58% del rischio combinato di comparsa di metastasi o morte nei pazienti che hanno ricevuto darolutamide insieme alla terapia di deprivazione androgenica e alla radioterapia, rispetto al gruppo trattato con placebo e con le stesse cure standard.
Il rapporto di rischio è risultato pari a 0,42, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,27 e 0,66 e un valore p di 0,0001. A quattro anni, la sopravvivenza libera da metastasi basata sull’imaging convenzionale ha raggiunto il 95% tra i pazienti trattati con darolutamide. Il medicinale, tuttavia, non è al momento autorizzato per questo specifico impiego.
Il parere dell’oncologo sul trattamento
Luigi Formisano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ricordato che i pazienti con malattia iniziale e rischio molto elevato di ricaduta possono sviluppare metastasi nonostante un trattamento con intento curativo. Secondo l’esperto, il vantaggio osservato nello studio sostiene l’ipotesi di rafforzare precocemente la terapia standard con darolutamide, così da ritardare la progressione.
«Nel tumore della prostata non metastatico bisogna posticipare la comparsa delle metastasi e allungare la sopravvivenza complessiva, senza compromettere la qualità di vita», ha spiegato Formisano. In Italia questa neoplasia rappresenta il tumore più frequente tra gli uomini, con oltre 40.000 nuove diagnosi ogni anno. L’oncologo ha inoltre collegato la tollerabilità del farmaco alla sua particolare struttura chimica, che consente di ostacolare la crescita delle cellule tumorali limitando gli effetti indesiderati sulla vita quotidiana.
Segnali positivi anche sugli altri esiti
Gli indicatori secondari hanno mostrato un andamento favorevole per darolutamide. Il rischio di progressione dell’antigene prostatico specifico si è ridotto del 53%, con un rapporto di rischio di 0,47 e un intervallo di confidenza al 95% tra 0,33 e 0,67. A quattro anni, la sopravvivenza libera da progressione dell’antigene prostatico specifico è stata del 91%, contro l’83% registrato nel gruppo placebo.
Per la sopravvivenza specifica per carcinoma prostatico il rapporto di rischio è stato di 0,58, con valori a quattro anni del 99% in entrambi i gruppi. Per la sopravvivenza globale, invece, il rapporto di rischio ha raggiunto 0,88: a quattro anni il dato è stato del 97% con darolutamide e del 95% con placebo. Queste ultime valutazioni restano comunque provvisorie perché il periodo di osservazione è ancora in corso.
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Eventi avversi simili al placebo
La sicurezza rilevata nello studio è risultata in linea con il profilo già conosciuto del farmaco. Gli eventi avversi di grado almeno 2 considerati di particolare interesse hanno riguardato la stanchezza o astenia nel 14% dei pazienti trattati con darolutamide e nel 10% di quelli che hanno ricevuto placebo.
Per l’ipertensione le percentuali sono state rispettivamente del 7% e del 9%; le fratture hanno interessato il 2% contro il 3%, mentre gli eventi cardiaci hanno raggiunto il 3% in entrambi i gruppi. Gli eventi avversi di grado almeno 3 sono comparsi nel 43% dei pazienti assegnati a darolutamide e nel 36% di quelli del gruppo placebo.
Come è stato condotto DASL-HiCaP
DASL-HiCaP, identificato anche come ANZUP1801, è uno studio di fase III, randomizzato e controllato con placebo, promosso da ricercatori. La sperimentazione ha esaminato l’aggiunta di darolutamide alla deprivazione androgenica e alla radioterapia locoregionale in uomini con tumore della prostata a rischio molto elevato di recidiva.
Sono stati coinvolti 1.106 partecipanti provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti, Irlanda e Regno Unito. L’assegnazione è avvenuta in rapporto 1:1: un gruppo ha ricevuto 600 mg di darolutamide due volte al giorno, l’altro un placebo corrispondente, entrambi per 96 settimane e insieme a un analogo dell’LHRH per lo stesso periodo.
Il trattamento prevedeva inoltre la radioterapia della prostata o del letto prostatico e dei linfonodi pelvici. L’obiettivo principale era misurare la sopravvivenza libera da metastasi attraverso l’imaging convenzionale; tra gli obiettivi secondari figuravano la progressione dell’antigene prostatico specifico, la sopravvivenza specifica per carcinoma prostatico e quella globale.
Il protocollo aveva fissato un’analisi provvisoria dopo 87 eventi relativi alla sopravvivenza libera da metastasi. Lo studio, condotto con la collaborazione dell’Università di Sydney e dell’Anzup Collaborative Group, rappresenta il primo trial di fase III su darolutamide nel tumore della prostata in fase iniziale, dopo le sperimentazioni Aramis, Arasens e Aranote dedicate alla malattia avanzata.
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