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Attualità 3 min di lettura57 min fa

Tumore alla prostata, il farmaco riduce del 58% il rischio di metastasi

I dati dello studio DASL-HiCaP mostrano un vantaggio rilevante di darolutamide nei pazienti ad altissimo rischio di recidiva, ma il monitoraggio degli esiti prosegue.

Christine Roth, vicepresidente esecutiva di Bayer per la strategia e la commercializzazione globale dei prodotti farmaceutici, considera i nuovi risultati un possibile passo avanti nell’impiego precoce di darolutamide. «Questi dati evidenziano il potenziale di darolutamide nel modificare in modo significativo le prospettive dei pazienti nelle fasi iniziali del tumore della prostata», ha dichiarato.

Il monitoraggio dei partecipanti non è ancora terminato. Gli studiosi stanno raccogliendo ulteriori informazioni sugli effetti a lungo termine della terapia, compresa la sopravvivenza globale.

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Lo studio coinvolge 1.106 pazienti

La ricerca DASL-HiCaP (ANZUP1801) è uno studio accademico di fase III, randomizzato e controllato con placebo, identificato dal codice NCT04136353. Il progetto ha valutato l’aggiunta di darolutamide alla terapia standard di deprivazione androgenica e alla radioterapia locoregionale in uomini con tumore della prostata localizzato, ma caratterizzato da un rischio molto elevato di recidiva.

Sono state arruolate 1.106 persone provenienti da Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti, Irlanda e Regno Unito. I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali a darolutamide, somministrata alla dose di 600 milligrammi due volte al giorno, oppure a placebo per 96 settimane; entrambi i gruppi hanno ricevuto anche un analogo dell’LHRH per lo stesso periodo e radioterapia sulla prostata o sul letto prostatico e sui linfonodi pelvici.


Il vantaggio emerge sulle metastasi

Con un periodo mediano di osservazione pari a 3,8 anni, l’analisi intermedia ha rilevato una diminuzione del 58% del rischio combinato di metastasi o morte tra i pazienti trattati con darolutamide, terapia ormonale e radioterapia rispetto a chi ha ricevuto placebo insieme alle cure standard. Il rapporto di rischio è risultato pari a 0,42, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,27 e 0,66 e un valore p di 0,0001.

A quattro anni, il 95% dei pazienti sottoposti al trattamento con darolutamide risultava libero da metastasi sulla base dell’imaging convenzionale. Anche il controllo dell’antigene prostatico specifico ha mostrato risultati favorevoli: il rischio di progressione si è ridotto del 53%, con una sopravvivenza libera da progressione biochimica del 91% contro l’83% osservato nel gruppo placebo.

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Luigi Formisano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sottolineato che gli uomini con malattia iniziale e rischio molto alto possono andare incontro a recidiva e diffusione metastatica nonostante un trattamento con intento curativo. «Il marcato miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi osservato nell’analisi intermedia dello studio DASL-HiCaP mostra il potenziale dell’aggiunta di darolutamide alla terapia standard», ha affermato.


Sicurezza ancora sotto osservazione

I dati relativi alla sopravvivenza specifica per il carcinoma prostatico e alla sopravvivenza globale non sono ancora definitivi. A quattro anni, la prima è risultata del 99% sia con darolutamide sia con placebo, mentre la sopravvivenza globale ha raggiunto rispettivamente il 97% e il 95%; i rapporti di rischio sono stati pari a 0,58 e 0,88, ma il periodo di osservazione continua.

Il profilo di sicurezza è rimasto simile a quello già noto per il farmaco e vicino a quello del placebo. Gli eventi di grado almeno 2 hanno riguardato astenia o stanchezza nel 14% dei pazienti trattati con darolutamide contro il 10% del gruppo di controllo, ipertensione nel 7% contro il 9%, fratture nel 2% contro il 3% e problemi cardiaci nel 3% di entrambi i gruppi. Gli eventi avversi di grado almeno 3 sono stati segnalati nel 43% dei casi con darolutamide e nel 36% con placebo.

Darolutamide, al momento, non è approvata per questo specifico impiego nel tumore della prostata a rischio molto elevato di recidiva. DASL-HiCaP è il primo studio di fase III dedicato al farmaco nella forma iniziale della malattia, dopo le ricerche Aramis, Arasens e Aranote condotte nel tumore avanzato.

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