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Attualità 2 min di lettura1 ott

Tumore al cervello, l’esperto frena gli allarmi: cosa conta davvero

Il neurochirurgo Giuseppe Barbagallo invita a non associare automaticamente la diagnosi a un esito sfavorevole e spiega quali elementi guidano cure e intervento.

L’età superiore ai 60 anni non esclude la possibilità di affrontare un’operazione per un tumore cerebrale. La decisione, chiarisce Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia e direttore della Neurochirurgia dell’Università di Catania, dipende dalle condizioni complessive del paziente e dalle caratteristiche della lesione. Proprio nella popolazione più anziana, infatti, queste patologie si presentano con una certa frequenza.


L’intervento va valutato caso per caso

La chirurgia può avere un ruolo decisivo nel diminuire la quantità di tessuto tumorale presente. Da quanto resta dopo l’operazione possono dipendere anche le scelte successive, compreso il ricorso alla radioterapia o ad altri trattamenti.

L’obiettivo, tuttavia, non coincide con la sola asportazione. Il neurochirurgo deve cercare di proteggere le capacità neurologiche e la qualità della vita, limitando il rischio di nuovi deficit. Per Barbagallo, le strutture italiane dispongono oggi di apparecchiature e metodiche avanzate utili a perseguire questo equilibrio.


Una diagnosi non basta a prevedere l’esito

A parlare pubblicamente della propria malattia è stato Alessandro Di Battista, che ha raccontato di essere stato operato a Cuba e di avere rimosso quasi interamente il tumore. Il commento dello specialista arriva dopo le sue dichiarazioni televisive: nominare un tumore cerebrale, osserva Barbagallo, “non deve spaventare e non significa necessariamente parlare di una malattia dall’esito infausto”.

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La categoria comprende numerose forme, distinguibili per caratteristiche biologiche e molecolari. Per questo, secondo il medico, non è corretto ridurle alla semplice contrapposizione tra tumori benigni e maligni: la varietà dei sottotipi rende indispensabile una valutazione specifica per ogni persona.


Esami e terapie orientano il percorso

Conoscere la propria situazione e le opzioni disponibili può aiutare il paziente ad affrontare il percorso terapeutico. Nel caso di Di Battista, riferisce Barbagallo, la scelta di mettere da parte temporaneamente l’attività politica indica la volontà di concentrarsi sulle cure, che non si esauriscono necessariamente nell’operazione.

Dopo il prelievo chirurgico servono l’esame istologico, che analizza il tessuto al microscopio, e la definizione del profilo biomolecolare. Questi dati permettono di identificare meglio la malattia e di scegliere tra radioterapia, chemioterapia e, in determinate circostanze, immunoterapia. “La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso”, conclude Barbagallo, considerando insieme stato generale del paziente e caratteristiche del tumore.

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