Truffa telefonica, falsa chiamata dei carabinieri e bonifico bloccato
La vittima racconta il raggiro iniziato con un messaggio Nexi e sventato prima del trasferimento di 5mila euro
Una truffa informatica con messaggi, telefonate contraffatte e una richiesta di bonifico da 5mila euro è stata interrotta prima del trasferimento. La vittima ha raccontato di essere stata contattata da falsi operatori bancari e da persone che si spacciavano per carabinieri.
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Il messaggio sul pagamento
Tutto è cominciato dopo il rientro dall’India, dove Bangalore è considerata un importante polo tecnologico e anche un centro legato alle frodi digitali. Poco dopo aver assistito alla presentazione dell’ultimo Calendario Pirelli, la donna ha ricevuto un SMS apparentemente inviato da Nexi: «È stata richiesta un’autorizzazione di pagamento online di 998 euro. Se non ha effettuato lei questa operazione, contatti urgentemente questo numero».
Il messaggio l’ha spinta a telefonare al recapito indicato. Dall’altra parte, una persona le ha chiesto se avesse disposto un bonifico da 999 euro e ha assicurato che l’operazione sarebbe stata bloccata. Subito dopo, le è stato comunicato che sarebbe stata contattata dalla Polizia informatica.
Prima di capire che si trattava di un raggiro, la donna non aveva riconosciuto Nexi come il circuito che gestisce diversi servizi di pagamento digitale. La chiamata rappresentava il primo passaggio di una frode costruita per ottenere fiducia e informazioni sul conto.
La falsa telefonata dei carabinieri
La telefonata successiva sembrava arrivare da un numero appartenente alla rubrica della vittima, associato a un maresciallo realmente esistente. In realtà, il recapito era stato contraffatto: si trattava dello spoofing, una tecnica che consente di imitare un numero conosciuto per rendere più credibile il contatto.
Gli interlocutori le hanno rivolto domande sulla somma disponibile sul conto e su eventuali movimenti sospetti. In seguito hanno inviato su WhatsApp un documento presentato come una denuncia preliminare della Divisione investigativa-Sezione reati finanziari, con un indirizzo reale di Milano.
La donna avrebbe dovuto rileggere il testo al telefono, perché la registrazione della sua voce sarebbe stata considerata un’assenso. Poi, una volta entrata nell’area digitale della banca, le è stato chiesto di eseguire un bonifico di verifica da 5mila euro a favore di un presunto maresciallo Annunziata.
Il sospetto è arrivato proprio davanti alla richiesta di una videochiamata. Alla domanda di mostrarsi in uniforme, i falsi militari hanno risposto che l’indagine era riservata. Quando la vittima ha annunciato l’intenzione di recarsi direttamente nella sede di via della Moscova, la conversazione si è interrotta. Poco dopo sono arrivate nuove telefonate, con minacce di denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale e l’invito a farsi accompagnare da un avvocato.
Il blocco del conto
Per mettere in sicurezza il denaro, la donna ha provato a contattare il numero verde di UniCredit. Era sabato e il sistema automatico non prevedeva una voce specifica per le frodi informatiche; dopo vari tentativi, digitando l’opzione relativa al furto della carta di credito, è riuscita a parlare con un operatore.
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L’addetto, Radu, operava dalla Romania. La richiesta iniziale riguardava il blocco dei movimenti sul conto, ma il primo intervento aveva fermato la carta di credito. Dopo circa mezz’ora, la banca ha provveduto a bloccare conto e carta, così da impedire ulteriori operazioni.
Secondo la vittima, i numeri verdi degli istituti dovrebbero rendere più immediato il contatto con un responsabile delle frodi telematiche. In situazioni simili, ogni ritardo può aumentare il rischio di autorizzare trasferimenti o consegnare dati riservati.
Altri raggiri raccontati
La donna ha ricordato anche un tentativo subito da Roselina Salemi, saggista che avrebbe evitato un prelievo di 5mila euro in criptovalute collegato a Satispay. In quel caso, gli autori della frode avrebbero agito prima ancora che la carta di credito fosse associata al servizio.
Anche il figlio Kamalei, che si trovava in Messico, sarebbe stato truffato per 3mila euro da un interlocutore anglofono con accento indiano. Tre anni prima aveva già perso 1.500 euro in un episodio analogo. La vicenda, osserva la madre, dimostra come anche chi utilizza con sicurezza i servizi bancari digitali possa cadere in una frode ben organizzata.
La donna ha inoltre segnalato una controversia separata con Avis Italia per un rimborso non riconosciuto dopo una prenotazione effettuata tramite il Touring Club svizzero. A suo giudizio, l’azienda avrebbe fornito recapiti non utilizzabili; sulla vicenda, ha riferito di aver ricevuto ascolto da Massimiliano Dona. Ha citato anche Jonathan Santolin, consigliere dell’Unione Democratica del Centro, che avrebbe sostenuto le sue ragioni.
Le cautele contro le frodi
La protagonista del racconto ha spiegato di usare poco i servizi bancari via internet e di preferire recarsi in filiale per disporre i bonifici. Ha detto inoltre di non acquistare su Amazon e di avere ordinato alla Feltrinelli cinque copie del saggio «L’Altra India», scritto da Amartya Sen.
Il consiglio rivolto ai lettori è di diffidare delle telefonate che segnalano pagamenti urgenti, soprattutto quando chiedono password, dati del conto o trasferimenti di verifica. Anche un numero riconoscibile non dimostra l’identità dell’interlocutore: può essere stato falsificato per rendere credibile il raggiro.
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