Guerini divide il campo largo sull’invio di armi all’Ucraina
L’ex ministro propone una linea più interventista e riapre il confronto interno all’opposizione sul conflitto
L’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sostenuto che un eventuale governo comprendente il Partito democratico dovrebbe aumentare l’invio di armi all’Ucraina.
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Le reazioni nella sinistra
La posizione di Guerini viene letta nell’articolo come un ostacolo alla costruzione di un’alternativa al governo di Giorgia Meloni. Secondo questa interpretazione, una linea favorevole a maggiori spese militari potrebbe allontanare una parte dell’elettorato contrario al riarmo e prolungare le divisioni tra le forze di opposizione.
Il testo critica anche il silenzio di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. A giudizio dell’autore, l’incertezza sulla guerra in Ucraina impedirebbe ai partiti di esprimere una posizione comune, nonostante il richiamo all’articolo 11 della Costituzione e la richiesta di destinare meno risorse agli armamenti.
Le mobilitazioni già annunciate
Nel ragionamento proposto, la manifestazione di Roma del 30 ottobre ha mostrato la presenza di diversi parlamentari del Movimento 5 Stelle. Viene citato anche Marco Grimaldi, indicato come uno dei deputati impegnati sui temi della pace e del dissenso verso le politiche del governo.
Il calendario delle proteste comprende lo sciopero della Cgil previsto per il 20 novembre e la manifestazione nazionale del 12 dicembre. L’articolo collega queste iniziative alle contestazioni contro i tagli alla scuola, la riduzione dei diritti sociali e le risorse assegnate alla difesa e alle grandi imprese.
La lettura sul governo Meloni
L’autore sostiene che la maggioranza sarebbe in difficoltà e che il governo starebbe perdendo consenso. Tra gli elementi indicati figurano le tensioni sul sistema fiscale e previdenziale, i problemi dei servizi pubblici e le critiche alle scelte economiche attribuite all’esecutivo.
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Nella stessa analisi, le forze di destra vengono accusate di alimentare polemiche per presentarsi come vittime. Il riferimento è anche alla discussione nata dopo la conferenza stampa del figlio del medico palestinese Abu Safiya, detenuto dal governo di Benjamin Netanyahu.
Ucraina e politica estera
Il testo considera la guerra in Ucraina vicina a una possibile conclusione, ma attribuisce a Guerini l’intenzione di sostenere una prosecuzione del conflitto attraverso un maggiore appoggio militare. La posizione dell’ex ministro viene inoltre collegata agli interessi dell’industria degli armamenti.
L’articolo allarga poi il giudizio alla situazione internazionale, citando le tensioni legate alle politiche di Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Giorgia Meloni, oltre alle presunte nuove pressioni degli Stati Uniti di Donald Trump su Cuba e Iran. Viene infine denunciata la prosecuzione delle violenze contro la popolazione palestinese, nonostante l’indebolimento politico di Benjamin Netanyahu.
Il progetto per l’opposizione
Per l’autore, il centrosinistra dovrebbe puntare sui temi della pace, del lavoro e della democrazia per intercettare il malcontento legato a guerre, riarmo, costo della vita e sostegno a Israele. In questa prospettiva, la coalizione dovrebbe prendere le distanze da esponenti considerati incompatibili con una linea pacifista, tra cui Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Lia Quartapelle e Matteo Renzi.
Il testo indica inoltre Guerini, Anna Picierno e Emanuele Fiano come figure destinate a perdere peso politico. La costruzione di un nuovo schieramento unitario della sinistra viene descritta come possibile soltanto attraverso una maggiore coerenza sui temi internazionali e sociali.
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