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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Trieste, solidarietà sospesa nel fine settimana: la protesta dei volontari

Nella piazza della stazione stop a pasti, coperte e assistenza ai migranti il sabato e la domenica: la questura richiama sicurezza, socialità e attività economiche.

A Trieste il presidio umanitario nella piazza della stazione si fermerà proprio nei giorni di maggiore affluenza. Il provvedimento della questura impedisce per il sabato e la domenica la distribuzione di cibo, vestiti, coperte e supporto legale ai migranti, suscitando la dura reazione delle associazioni impegnate da anni nell’accoglienza.

Lara Cavalli, attivista della rete solidale, ha sintetizzato così la contestazione: «Siamo arrivati al punto di vietare di dare da mangiare agli affamati per permettere alla gente di fare l’aperitivo. È il divieto di solidarietà».

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La piazza cambia volto nel fine settimana

Il destinatario dell’ordinanza è Linea d’ombra, organizzazione attorno alla quale si sono raccolti volontari, scout, centri sociali e realtà religiose. Da oltre sette anni l’area davanti alla stazione rappresenta uno dei principali punti di riferimento per le persone che arrivano a Trieste lungo la rotta balcanica.

Secondo la questura, la sospensione serve a evitare possibili problemi per l’ordine pubblico e a lasciare spazio alla circolazione, agli eventi, alle attività ricreative e agli esercizi commerciali del centro. Nel provvedimento viene citata anche una competizione sportiva destinata a terminare nel primo pomeriggio, elemento che non ha impedito l’estensione del blocco alle ore serali.


Una stretta già partita nei giorni feriali

Il nuovo divieto si aggiunge a limitazioni introdotte in precedenza. Durante la settimana, infatti, i volontari possono operare soltanto tra le 18 e le 20 e devono comunicare preventivamente le attività, con modalità simili a quelle previste per le manifestazioni politiche.

La restrizione è arrivata mentre diventavano operative le nuove procedure del Patto europeo su migrazione e asilo. In città, riferisce la rete dell’accoglienza, si sono sommate attese prolungate negli uffici, trasferimenti interrotti e contestazioni provenienti anche da gruppi dell’estrema destra locale.

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A rendere ancora più teso il rapporto con le autorità è stata un’ispezione dei carabinieri del Nas sulla distribuzione di pizza acquistata poco prima in un esercizio della zona. Linea d’ombra sostiene di avere già le autorizzazioni sanitarie necessarie e una comunicazione del Comune che riconosce la regolarità degli interventi.


I volontari denunciano una scelta di priorità

Lorena Fornasir, fondatrice dell’associazione e componente di una rete premiata in passato con il San Giusto d’oro, contesta soprattutto gli effetti concreti della misura. Ha ricordato il caso di una persona ferita, affamata o appena arrivata dopo un viaggio drammatico: prestarle soccorso fuori dagli orari autorizzati potrebbe esporre i volontari alle conseguenze previste dall’articolo 650 del codice penale.

La sua critica è rivolta alla gerarchia stabilita dall’ordinanza: secondo Fornasir, una ferita, la fame e le persecuzioni subite durante la fuga vengono trattate come esigenze rinviabili, mentre le iniziative cittadine e il tempo libero devono essere tutelati senza eccezioni.

Con il calare della sera, dunque, la piazza resterà priva del consueto presidio umanitario. Il provvedimento lascia così senza assistenza immediata le persone che raggiungono la stazione e il centro di Trieste dopo aver attraversato il Carso, proprio nel fine settimana.

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