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Attualità 3 min di lettura39 min fa

Trieste, pasti ai migranti solo a ore: la stretta divide la città

La Questura limita a due ore l’attività dei volontari in piazza Libertà, mentre istituzioni e associazioni si accusano a vicenda sul modo di affrontare sicurezza e accoglienza.

A Trieste il confronto sull’assistenza ai migranti è diventato uno scontro tra sicurezza urbana e solidarietà. Il sindaco Roberto Dipiazza difende le restrizioni e accusa una parte del volontariato di utilizzare l’aiuto alle persone come copertura per iniziative politiche; il governatore Massimiliano Fedriga, invece, richiama episodi di violenza e minacce ai volontari.

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La difesa della stretta istituzionale

Secondo Dipiazza, la Questura ha adottato una misura coerente con le richieste dell’amministrazione comunale. Il sindaco sostiene che piazza Libertà non debba trasformarsi in uno spazio sottratto alla collettività e che le regole vadano applicate senza eccezioni.

Fedriga, d’intesa con l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti, ha ricordato che nell’area si sarebbero verificati due accoltellamenti negli ultimi mesi. Il presidente del Friuli Venezia Giulia ha inoltre riferito di minacce rivolte agli operatori impegnati nella distribuzione dei pasti: “Piazza Libertà era diventata un’area sottratta ai nostri cittadini, dove si svolgeva di fatto una manifestazione costante che vedeva addirittura lo sventolare di bandiere, senza alcuna autorizzazione”.


Piazza Libertà resta il punto critico

La disposizione è stata firmata dalla questora Lilia Fredella con l’obiettivo dichiarato di ridurre la presenza nell’area durante il fine settimana. L’attività dei volontari è stata circoscritta alla fascia tra le 18 e le 20, mentre per operare è necessario richiedere autorizzazioni settimanali.

In una nota successiva alle proteste, la Questura ha collegato il provvedimento a una situazione definita di degrado: risse, aggressioni, accoltellamenti, furti e rapine ai danni di cittadini stranieri, oltre a episodi legati allo spaccio e a comportamenti ritenuti contrari alla decenza pubblica. L’ufficio ha aggiunto che molti residenti chiedono di poter tornare a utilizzare piazza Libertà come luogo pubblico accessibile e tranquillo.

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Volontari e opposizioni contestano il limite

Le associazioni respingono l’impostazione delle autorità e hanno scritto al prefetto Giuseppe Petronzi per chiedere di modificare l’ordinanza, giudicata inaccettabile. La rete che ruota attorno a Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti opera da sette anni offrendo cibo, abiti, coperte, primo supporto sanitario e accompagnamento in ospedale alle persone arrivate lungo la rotta balcanica.

Lorena Fornasir, presidente di Linea d’Ombra, sostiene che il limite orario renda più difficile intervenire con persone affamate, infreddolite, malate o ferite. “Adesso siamo andati oltre. L’ordinanza si preoccupa degli svaghi della gente, della vita falsa e non di quella vera, di chi arriva dalla rotta balcanica infreddolito, denutrito, ammalato o gravemente ferito da morsi di cani”, ha affermato.

Alla protesta si sono unite le forze di centrosinistra. Serena Pellegrino, consigliera regionale di Avs, ha parlato di una scelta che impedirebbe di distribuire cibo a chi fugge dalle guerre per non interferire con il tempo libero del fine settimana: “Siamo arrivati al punto inaccettabile di vietare di dare da mangiare a chi è bisognoso, a chi scappa dalle guerre, per non disturbare chi fa l’aperitivo del fine settimana”. Giulia Massolino e il Partito democratico hanno chiesto di distinguere chi commette reati da chi presta assistenza, sostenendo che la sicurezza debba essere perseguita attraverso il contrasto alla criminalità e non limitando la solidarietà.

Le organizzazioni temono infine che, senza il loro intervento, molte persone possano diventare più vulnerabili a trafficanti e sfruttatori. È questo il nodo del confronto: per le istituzioni la priorità è restituire ordine alla piazza, mentre per i volontari le restrizioni rischiano di lasciare senza aiuto chi necessita di cure e beni essenziali.

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