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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Tregua sull’energia già in bilico: Trump scarica la colpa su Zelensky

Washington teme che i raid contro le raffinerie russe alimentino la benzina negli Stati Uniti e aggravino lo scontro tra il presidente Usa e quello ucraino.

La tregua energetica annunciata da Donald Trump sembra già vacillare: mentre la Russia continua a colpire le infrastrutture ucraine, Washington accusa Kyiv di danneggiare il rapporto con la Casa Bianca. Sullo sfondo c’è anche il timore che gli attacchi alle raffinerie russe contribuiscano a far crescere il prezzo della benzina negli Stati Uniti.

Un funzionario dell’amministrazione statunitense ha riferito che Trump «è davvero arrabbiato» e ritiene che Volodymyr Zelensky stia considerando troppo scontato il sostegno americano. Secondo la stessa fonte, i raid ucraini contro gli impianti petroliferi russi finirebbero per compromettere i rapporti tra i due presidenti più di quanto riescano a indebolire Mosca.


La tregua energetica dura solo sulla carta

Trump aveva annunciato ieri, attraverso Truth Social, un cessate il fuoco immediato limitato agli attacchi contro le infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina. Zelensky, però, ha dichiarato di non essere stato informato dell’intesa, mentre da Mosca non è arrivata finora una conferma operativa.

Nella notte, infatti, un attacco russo ha colpito una centrale elettrica a Kharkiv, provocando tre morti. Poco dopo, Zelensky ha ribadito che l’Ucraina sarebbe pronta a rispettare l’accordo a condizione che anche la Russia faccia altrettanto: «Siamo pronti a firmare garanzie per il cessate il fuoco», ha detto, chiedendo agli Stati Uniti di esercitare pressione sul Cremlino.


Washington mette nel mirino Kyiv

La Casa Bianca continua a considerare prioritario lo stop alle operazioni ucraine contro le raffinerie russe. La posizione di Trump sarebbe legata anche alle conseguenze sul mercato interno: secondo le fonti dell’amministrazione, quei bombardamenti stanno contribuendo all’aumento dei prezzi della benzina negli Stati Uniti.

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Venerdì il presidente americano aveva revocato le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo. Il provvedimento si inserisce nella linea con cui Trump punta a ridurre le tensioni sul fronte energetico, ma gli attacchi di Kyiv agli impianti petroliferi continuano a rappresentare un ostacolo per il riavvicinamento tra Washington e Mosca.


Il Cremlino rilancia sul futuro di Zelensky

Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha sostenuto che il presidente ucraino non stia dimostrando una reale volontà di porre fine alla guerra. Secondo Peskov, proprio questa presunta indisponibilità spiegherebbe le parole di Trump sulla necessità di un nuovo leader a Kyiv.

Il portavoce ha aggiunto che il presidente ucraino dovrebbe assumersi la responsabilità di decisioni difficili per fermare il conflitto e dimostrare una concreta volontà politica. In caso contrario, ha riferito Peskov, resterebbe aperta la questione sollevata da Trump sulla guida futura dell’Ucraina.

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