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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ceto medio sotto pressione: l’allarme di Cida su tasse, giovani e fiducia

Stefano Cuzzilla, celebrando gli 80 anni di Cida, chiede un nuovo patto tra generazioni, istituzioni e imprese per frenare disuguaglianze e fuga dei talenti

Il futuro dell’Italia, secondo Stefano Cuzzilla, passa dalla ricostruzione della fiducia: tra cittadini e istituzioni, tra lavoratori e aziende, ma anche tra generazioni. Il presidente di Cida ha lanciato l’allarme sul peso fiscale che grava sul ceto medio e sulle prospettive dei giovani durante la cerimonia per gli 80 anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, svolta all’Auditorium della Conciliazione di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica.

Nel corso dell’evento è stata inoltre consegnata al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità. Al centro dell’intervento non c’è stata soltanto la condizione economica delle famiglie, ma l’idea di un sistema nel quale lavoro, competenze e merito possano ancora garantire un miglioramento sociale.


La fiducia è il capitale decisivo

Cuzzilla ha indicato tre risorse essenziali per la solidità di una nazione: quella economica, necessaria allo sviluppo; quella umana, fatta di conoscenze, esperienza e capacità d’innovazione; e quella fiduciaria, più difficile da misurare ma indispensabile per trasformare le altre due in benessere condiviso.

«Quando c’è fiducia, siamo più disposti a cooperare, a investire, ad affrontare insieme il rischio del cambiamento», ha affermato. A suo giudizio, questo legame non può essere creato da una norma: nasce dalla disponibilità delle persone a sostenersi e dalla capacità dei corpi intermedi di collegare interessi diversi in una prospettiva comune.

Le decisioni pubbliche, ha sottolineato, producono conseguenze su più fronti. Le politiche del lavoro incidono sulla demografia, la formazione influenza la produttività, mentre la qualità dell’amministrazione condiziona gli investimenti delle imprese. Governare, quindi, significa riconoscere queste relazioni anche quando non esistono soluzioni complete o immediate.


Il peso fiscale ricade sempre sugli stessi

Uno dei passaggi più netti ha riguardato il ceto medio, descritto come il punto in cui si verifica la tenuta del patto sociale. Per Cida non rappresenta soltanto una fascia di reddito da tutelare, ma la parte della società che dovrebbe poter credere nella possibilità di migliorare la propria condizione attraverso l’impegno e la preparazione.

Secondo i dati richiamati da Cuzzilla, il 30% dei contribuenti sostiene l’80% dell’Irpef. Il presidente di Cida ha parlato di una distribuzione squilibrata del carico fiscale, aggravata dall’evasione, i cui effetti finiscono comunque per ricadere su chi versa regolarmente le imposte.

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Il deterioramento del ceto medio, ha spiegato, non comincia necessariamente con una perdita immediata di reddito. Si manifesta anche quando le famiglie smettono di pensare che i figli potranno vivere meglio dei genitori. In quel momento si indeboliscono sia la mobilità sociale sia la fiducia nel lavoro come strumento di crescita.


Giovani, merito e lavoro da ripensare

Il tema si intreccia con quello delle nuove generazioni. Da una ricerca condotta con il Censis emerge che otto giovani su dieci aspirano a lavorare e a costruire una carriera, mentre nove su dieci ritengono che il merito, da solo, non sia sufficiente per avanzare. Per Cuzzilla, questo divario segnala un problema di fiducia che istituzioni e aziende devono affrontare.

Un altro dato riguarda la mobilità verso l’estero: una persona su due prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare l’Italia. «Non mi preoccupa la fuga dei cervelli, mi preoccupa la fuga di quelli normali», ha detto Cuzzilla, sostenendo che il Paese debba offrire ai giovani salari adeguati, autonomia economica e la possibilità concreta di acquistare una casa.

Alla dirigenza viene attribuito un ruolo preciso: ascoltare i ragazzi, favorirne l’accesso al lavoro e riconoscerne il contributo. Il presidente di Cida ha anche chiesto stabilità per il sistema previdenziale e politiche costruite insieme alle nuove generazioni, così che una popolazione più ristretta non finisca per avere anche meno voce nelle decisioni collettive.


Persona e tecnologia al centro

Nel suo intervento Cuzzilla ha infine richiamato la necessità di riorganizzare le imprese mettendo la persona prima dei soli indicatori economici. La componente finanziaria resta indispensabile per sostenere produttività e servizi sociali, ma non può esaurire il significato del lavoro.

Anche l’intelligenza artificiale, ha sostenuto, va affrontata senza timori: gli strumenti tecnologici potranno diventare più sofisticati, ma spetterà sempre alle persone stabilire gli obiettivi, impartire le indicazioni e assumersi la responsabilità delle scelte.

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