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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Glucksmann sfida Le Pen: la scelta della sinistra che divide la Francia

La candidatura del leader di Place Publique riapre il confronto tra centrosinistra, macronismo e destra, sullo sfondo delle proteste sociali e del voto europeo su Israele.

Il caso di Raphaël Glucksmann viene presentato come un nuovo capitolo del rapporto tra politica francese e influenze internazionali. Nel ragionamento che accompagna la sua candidatura, il riferimento va dalla stagione di De Gasperi del 1945 a Gladio, fino alla previsione di una nuova sconfitta dell’area centrista francese, ricondotta polemicamente anche alle responsabilità di Putin.

Al centro della contestazione ci sono soprattutto le posizioni espresse dall’eurodeputato su Israele e Palestina. Il suo percorso politico, insieme alle scelte compiute a Strasburgo, alimenta così il giudizio di chi lo considera distante dalla sinistra radicale e più vicino all’attuale assetto di potere.


Il voto europeo riaccende lo scontro

In Parlamento europeo Glucksmann ha respinto una risoluzione che, secondo il testo, riconosceva gli atti di guerra israeliani e il numero delle vittime palestinesi. Il voto contrario ha riguardato anche la richiesta di liberare 5.200 prigionieri politici palestinesi, la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele fino alla fine delle violazioni dei diritti umani e la condanna dei limiti imposti alle organizzazioni pacifiste e ai simboli di solidarietà verso la popolazione palestinese.

Dopo quella decisione, Glucksmann ha spiegato di aver valutato negativamente il documento perché, a suo giudizio, non condannava in modo adeguato Hamas e le stragi del 7 ottobre 2023. Ha comunque riconosciuto che il testo non fosse privo di difetti, sostenendo che la risoluzione condannava “nei termini più forti” gli attacchi dell’organizzazione palestinese.


Un profilo politico difficile da incasellare

La definizione riservata a Glucksmann da diversi organi d’informazione francesi è quella di un umanista dalle posizioni variabili. In passato ha militato in Alternativa liberale, formazione collocata nell’area della destra liberale, mentre dal 2018 dirige Place Publique, partito di centrosinistra.

Un altro elemento del suo curriculum è l’incarico svolto tra il 2009 e il 2012 come consigliere speciale del presidente della Georgia. Anche la storia familiare contribuisce alla complessità del personaggio: il padre André, filosofo di origini aschenazite, romene e ucraine, iniziò il proprio percorso nel marxismo-leninismo per poi criticarne l’impostazione e contestare la gestione sovietica.

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La Francia verso un nuovo bivio

La candidatura è arrivata mentre il Paese è attraversato da proteste contro l’aumento del costo della vita e contro le politiche scolastiche del governo guidato da Lecornu, considerato una prosecuzione dell’indirizzo di Emmanuel Macron. Nel frattempo, la fase politica del presidente dell’Eliseo si avvia verso la conclusione e la corsa alle presidenziali del 2027 è già entrata nel dibattito pubblico.

Marine Le Pen risulta in testa ai sondaggi, mentre il sistema politico francese continua a mostrare una forte instabilità. Dalle elezioni legislative del 2024 si sono già succeduti quattro governi; La France Insoumise era arrivata prima alle urne, ma Macron aveva affidato per quattro volte l’incarico a forze non vincitrici e considerate più vicine alla sua area.


La scommessa dei socialdemocratici

L’elezione di Glucksmann alle primarie socialdemocratiche si inserisce quindi in un quadro segnato dalla contrapposizione tra il centro riformista e la sinistra radicale. Secondo la lettura proposta nel testo, una candidatura di questo tipo potrebbe lasciare ulteriore spazio alla destra di Marine Le Pen, soprattutto in una fase in cui le piazze esprimono rabbia verso il governo e le sue politiche.

La Francia, tradizionale laboratorio politico europeo, viene così descritta come un Paese nel quale il tentativo di occupare il centro rischia di rafforzare i poli contrapposti. Glucksmann diventa il simbolo di questa strategia: da un lato il legame con l’area macroniana e con le posizioni sull’Occidente e su Israele, dall’altro la difficoltà di intercettare il malcontento sociale che attraversa il Paese.

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