Tregua energetica nel caos: l’Ue risponde con 1.600 sanzioni
Mosca non conferma il cessate il fuoco sulle infrastrutture, Kiev denuncia nuovi raid e Bruxelles annuncia il più ampio pacchetto di misure dall’inizio della guerra.
La tregua energetica annunciata da Donald Trump tra Russia e Ucraina resta priva di una conferma ufficiale da parte del Cremlino, mentre sul terreno continuano gli attacchi. Kiev denuncia colpi contro centrali, linee elettriche e abitazioni; in 24 ore le autorità ucraine hanno riferito di almeno 10 morti e 73 feriti.
A complicare ulteriormente il quadro arriva la decisione dell’Unione europea di inserire quasi 1.600 aziende e persone nelle proprie liste di sanzioni. Il nuovo pacchetto, rivolto soprattutto al complesso militare-industriale russo, viene presentato come il più ampio adottato dall’inizio del conflitto.
Kiev prepara la risposta ai raid
Volodymyr Zelensky ha avvertito che l’Ucraina continuerà a colpire gli obiettivi russi se Mosca non interromperà le operazioni contro il sistema energetico e le infrastrutture essenziali. «Se la Russia non accetterà un cessate il fuoco nel settore energetico, risponderemo», ha detto il presidente ucraino in un videomessaggio trasmesso durante un forum sulla sicurezza a Varsavia.
Secondo Zelensky, l’eventuale sospensione degli attacchi a lungo raggio contro raffinerie ed esportazioni di greggio russe dovrebbe essere accompagnata da uno stop alle incursioni contro gli impianti ucraini. Il presidente ha inoltre riferito che, poco prima di un suo colloquio, una centrale elettrica di Kiev era stata colpita, causando interruzioni di corrente in diverse zone della capitale.
Le autorità ucraine hanno segnalato danni anche nella regione di Kharkiv, dove un attacco ha interessato la centrale CHP-5. Nella città e nei centri vicini sono morte cinque persone e altre 42 sono rimaste ferite, secondo il governatore Oleh Syniehubov. A Kiev, invece, una linea ad alta tensione è stata danneggiata e ampie aree sono rimaste senza acqua; la società Dtek ha comunicato inoltre brevi blackout in più quartieri.
Bruxelles aumenta la pressione
Mentre resta incerta la portata dell’intesa energetica, i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo su una nuova lista di sanzioni. Le misure riguardano quasi 1.600 soggetti legati alla guerra russa contro l’Ucraina, tra imprese e singole persone coinvolte nella filiera militare-industriale.
Il ministro degli Esteri estone Margus Tsakhna ha definito l’elenco il più esteso mai approvato dall’Unione. A suo giudizio, i Paesi europei devono concentrarsi sugli strumenti a loro disposizione, rafforzando la pressione su Mosca anche dopo l’annuncio statunitense relativo all’importazione di gasolio russo negli Stati Uniti.
L’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha sostenuto che le elezioni ucraine dovranno svolgersi dopo la conclusione della guerra. Ha ricordato che, in base alle norme costituzionali di molti Paesi, durante un conflitto non si tengono consultazioni elettorali e che una campagna politica rischierebbe di dividere la popolazione mentre il territorio subisce attacchi.
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Kallas ha aggiunto che il cessate il fuoco dovrebbe riguardare anche la fine delle vittime, non soltanto la protezione delle infrastrutture energetiche. Ha inoltre auspicato nuove sanzioni statunitensi contro la Russia, sostenendo che la cessazione della guerra renderebbe superflui gli attacchi alle raffinerie.
Mosca prende tempo sulla tregua
Dal Cremlino non è arrivata una conferma dell’intesa annunciata da Trump. Il portavoce Dmitrij Peskov ha spiegato che sono in corso contatti e che eventuali sviluppi saranno comunicati quando ci saranno elementi concreti.
Rispondendo alla proposta di una sospensione completa di 60 giorni, utile anche a organizzare le elezioni in Ucraina, Peskov ha ribadito la posizione russa: «Non vogliamo un cessate il fuoco, vogliamo una pace duratura». Il portavoce ha comunque espresso apprezzamento per gli sforzi diplomatici degli Stati Uniti.
Peskov ha respinto anche l’accusa secondo cui Mosca cercherebbe di mettere gli Stati Uniti contro l’Europa. Secondo la sua ricostruzione, la Russia punta a un accordo di pace, mentre l’Unione europea sarebbe più vicina alla parte impegnata nel conflitto che a quella orientata alla soluzione negoziale.
I raid continuano su più regioni
Nelle ultime ore l’aeronautica ucraina ha riferito del lancio di 121 droni d’attacco russi, inclusi apparecchi della serie Shahed e modelli utilizzati come esche. Le difese antiaeree avrebbero abbattuto o neutralizzato 89 velivoli; incursioni o cadute di detriti sono state registrate in 15 località e in quattro punti sono stati segnalati resti dei droni colpiti.
Nella regione di Zhytomyr un impianto energetico è stato centrato durante la notte, senza provocare vittime. A Ivano-Frankivsk, invece, un attacco ha ucciso tre militari ucraini e ne ha feriti altri tre, secondo il sindaco Ruslan Martsinkiv.
Nel territorio di Donetsk una persona è morta e 18 sono rimaste ferite. Sloviansk ha riportato il bilancio più pesante, con un morto e 10 feriti. Nella regione di Sumy, infine, un drone ha colpito un’automobile civile: un uomo di 39 anni è deceduto e altre tre persone, tra cui due paramedici, sono state ferite.
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