Tre feriti e il Patto della Mecca: Riyad mobilita Pakistan e Turchia
Dopo gli attacchi contro aeroporti e obiettivi energetici, l’Arabia Saudita attiva l’intesa difensiva con Islamabad e Ankara mentre resta incerta la situazione a Mokha.
Tre feriti, danni ancora da quantificare e una risposta militare che coinvolge due alleati regionali: l’Arabia Saudita ha attivato il Patto della Mecca con Pakistan e Turchia dopo la nuova ondata di attacchi attribuiti agli Houthi. I ribelli yemeniti hanno rivendicato il lancio di droni e missili contro obiettivi aeroportuali, militari ed energetici del regno.
Riyad registra vittime e danni
L’Autorità generale dell’aviazione civile saudita ha confermato che nel mirino sono finiti l’aeroporto internazionale King Abdullah bin Abdulaziz di Jazan e lo scalo internazionale di Najran, entrambi nel sud del Paese. Le operazioni negli aeroporti sono state seguite dall’intervento delle squadre specializzate e dall’avvio delle verifiche sui danni.
Il bilancio comunicato dalle autorità parla di tre persone ferite, con livelli di gravità differenti, poi trasferite in ospedale. In una nota, l’ente ha assicurato che sono state adottate misure per proteggere passeggeri, dipendenti e infrastrutture dell’aviazione civile, mentre gli accertamenti proseguono.
Gli Houthi rivendicano l’offensiva
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato che l’operazione ha colpito l’aeroporto internazionale di Riyad e la raffineria di Aramco a Rabigh. Secondo la rivendicazione, l’attacco ha interessato anche installazioni militari e altri aeroporti situati nella parte meridionale del regno.
L’offensiva è arrivata mentre le forze governative yemenite, sostenute dall’Arabia Saudita, tentano di contenere l’avanzata delle milizie sul Mar Rosso e nell’area dello stretto di Bab al-Mandab. I ribelli filoiraniani hanno intensificato l’impiego di droni, missili balistici e missili da crociera.
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Il fronte yemenita resta incerto
Le forze fedeli al governo di Sana’a hanno annunciato di aver messo sotto controllo Bab al-Mandab e di aver conquistato Mokha, città affacciata sul Mar Rosso. L’operazione avrebbe beneficiato dei raid aerei sauditi condotti a sostegno dell’avanzata terrestre.
Successivamente, però, fonti governative e militari yemenite hanno ridimensionato l’annuncio: le truppe, secondo le loro ricostruzioni, sarebbero arrivate soltanto alla periferia di Mokha. La situazione sul terreno resta quindi meno definita rispetto alla prima dichiarazione ufficiale.
Pakistan e Turchia pronti a intervenire
Sotto pressione per le minacce provenienti dall’Iran e dallo Yemen, la monarchia saudita ha deciso di ricorrere all’accordo di difesa congiunta sottoscritto con Pakistan e Turchia. Il Patto della Mecca era stato firmato il 7 agosto e prevede obblighi di difesa collettiva tra i tre Paesi.
L’intesa è stata attivata con effetto immediato e comprende anche l’invio di forze militari in Arabia Saudita. La decisione arriva dopo che Donald Trump ha scelto di non intervenire direttamente contro Ansar Allah, lasciando a Riyad la gestione dell’escalation e delle minacce rivolte al suo territorio.
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