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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Trapianti pediatrici, la svolta di Brescia: nuovo reparto dopo 724 casi

Gli Spedali Civili inaugurano un’area rinnovata per il trapianto di midollo nei bambini, realizzata con 1,5 milioni di euro e il sostegno dell’intera comunità

Per i bambini sottoposti a trapianto di cellule staminali, la cura non dipende soltanto dalle competenze mediche. Anche gli spazi in cui affrontano degenze lunghe e delicate possono fare la differenza. Agli Spedali Civili di Brescia è stato inaugurato il nuovo reparto di Trapianto di midollo osseo pediatrico, intitolato a Monica e Luca Folonari, dopo un intervento di riqualificazione costato complessivamente 1,5 milioni di euro.


Un reparto costruito sulla sicurezza

La struttura è stata progettata per rispondere alle esigenze cliniche dei pazienti più fragili e, allo stesso tempo, per rendere più sostenibile la permanenza delle famiglie. Sono disponibili cinque camere a pressione positiva, tutte dotate di filtro d’ingresso e bagno privato, oltre a locali per medici e infermieri, depositi, spogliatoi, servizi e ambienti riservati ai familiari.

Il progetto ha incluso anche impianti tecnologici avanzati e sistemi destinati al controllo dei parametri vitali. L’obiettivo non era soltanto rinnovare gli ambienti, ma creare un luogo protetto, funzionale e accogliente per i bambini, per chi li assiste e per il personale sanitario impegnato ogni giorno nel reparto.


Brescia ha già curato oltre 700 bambini

La nuova area si inserisce in una storia clinica cominciata nel 1990. Da allora, nel reparto pediatrico di trapianto degli Spedali Civili, sono stati trattati più di 700 bambini provenienti dall’Italia e dall’estero: nel giugno 2025 i pazienti sottoposti alla procedura erano 724.

Il Laboratorio cellule staminali ha inoltre sviluppato competenze nel trapianto aploidentico, che in determinati casi consente di utilizzare cellule provenienti da un genitore non pienamente compatibile. Secondo Luigi Cajazzo, direttore generale dell’Asst Spedali Civili di Brescia, il tasso di sopravvivenza in oncoematologia pediatrica è passato dal 65% di quarant’anni fa al 90% attuale. “Accanto al lavoro straordinario di tutta la struttura diretta dal dottor Porta era necessario mettere a disposizione spazi adeguati e tecnologie avanzate”, ha affermato durante l’inaugurazione.


La raccolta fondi è diventata un progetto comune

Ail Brescia Odv e il Fondo “Cavaliere del Lavoro Francesco Folonari, Monica e Luca Folonari”, istituito da Luisa Marchesani Folonari presso la Fondazione della Comunità Bresciana, hanno sostenuto l’avvio dell’iniziativa. In seguito hanno aderito associazioni, fondazioni, imprese, cittadini e gruppi del territorio, permettendo di raggiungere la cifra necessaria.

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Una parte della raccolta è passata dalla campagna di Ail Brescia e dal “Diario di bordo di Tom”, realizzato con il sostegno del Giornale di Brescia. Il personaggio ha accompagnato il racconto dell’attesa, della ricerca di un donatore e del percorso affrontato dai piccoli pazienti, mostrando la rete di solidarietà cresciuta intorno al progetto.


Dal cantiere al sostegno alle famiglie

Ail Brescia ha seguito anche la parte operativa. La progettazione è stata affidata a DA.MA. Engineering, con il geometra Michele Canciani e l’ingegnere Stefano Dioni, mentre l’associazione ha collaborato alla scelta delle imprese e dei fornitori. Il cantiere, aperto nel luglio 2025, è stato seguito in tutte le sue fasi, dagli aspetti tecnici agli arredi, dai letti ai televisori fino alla scelta dei colori.

Con le risorse raccolte durante la campagna di Natale 2025, Ail Brescia finanzierà inoltre percorsi gratuiti di supporto psicologico e nutrizionale per i bambini e i loro familiari. L’intervento, quindi, affiancherà all’assistenza sanitaria un aiuto concreto per affrontare la malattia e la lunga permanenza in ospedale.


Un nome legato a una storia dolorosa

Il reparto conserverà l’intitolazione a Monica e Luca Folonari, figli di Luisa Marchesani Folonari, scomparsi prematuramente. La donna, morta lo scorso luglio, aveva seguito da vicino il progetto e contribuito alla sua realizzazione attraverso il fondo dedicato alla famiglia.

Anche Giuseppe Navoni, presidente di Ail Brescia, ha ricordato il legame personale con quella struttura: oltre venticinque anni fa sua figlia Alessandra era stata ricoverata nello stesso reparto. La sua testimonianza richiama il significato dell’associazione, nata per sostenere le famiglie nel momento in cui la malattia cambia radicalmente la loro vita.

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