Tra guerre e tecnologia, Roma cerca le mappe del nuovo mondo
Dal 22 al 30 ottobre la capitale ospita 130 appuntamenti su conflitti, sicurezza, Cina, Medio Oriente e futuro dell’Europa.
La competizione tra Washington, Pechino ed Europa, il ruolo di Taiwan e la trasformazione degli equilibri regionali saranno tra i temi della XVII edizione del Festival della Diplomazia. La manifestazione si terrà a Roma dal 22 al 30 ottobre e coinvolgerà 38 sedi, tra ambasciate, università, istituzioni e centri di ricerca.
In programma figurano anche un confronto sull’Asia sud-orientale con Theresa P. Lazaro, responsabile delle relazioni estere delle Filippine, e un appuntamento sui 160 anni dei rapporti tra Italia e Giappone, al quale parteciperà l’ambasciatrice Hikariko Ono insieme a esponenti della Farnesina e dell’industria italiana. Il festival affronterà inoltre il peso strategico delle catene di approvvigionamento, sempre più condizionate dalla rivalità geopolitica.
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Le tensioni che cambiano l’Asia
Il 26 ottobre Stefano Pelaggi, Axel Berkofsky e Lorenzo Termine discuteranno della collocazione di Taiwan nei rapporti tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Due giorni più tardi, all’Università Roma Tre, studiosi come Enrico Fardella, Romeo Orlandi e Daniela Verena Huber analizzeranno l’espansione cinese e il possibile futuro degli equilibri internazionali, anche alla luce della cosiddetta trappola di Tucidide.
Un altro appuntamento, ospitato il 22 ottobre dall’Ambasciata cinese, sarà dedicato alle relazioni tra Europa e Asia orientale. Hou Yue, Giovanni Tria, Ettore Francesco Sequi, Luigi Gambardella e il sinologo Francesco Sisci si confronteranno sulle prospettive di collegamento tra le due aree, in una fase in cui infrastrutture, commercio e innovazione tecnologica risentono sempre più dello scontro tra potenze.
Medio Oriente, fede e sicurezza
Il festival guarderà anche al Medio Oriente. Il 26 ottobre Luca Giansanti, Karim Mezran, Valeria Talbot e Ugo Tramballi dell’Ispi discuteranno di una possibile struttura di sicurezza regionale; il 29 ottobre diplomatici e studiosi, tra cui l’ambasciatrice libanese Carla Jazzar, torneranno sulle eventuali configurazioni future dell’area.
Alla Lumsa, il 29 ottobre, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, interverrà su religione, pace e diplomazia nei Luoghi Santi. Il giorno precedente Pasquale Ferrara, Vincenzo Buonomo e l’imam Yahya Pallavicini affronteranno invece il rapporto tra appartenenza religiosa e conflitti.
Un mondo senza punti fermi
L’edizione 2025 porta il titolo «Che cosa viene dopo? Sul filo del rasoio» e nasce dall’esigenza di interrogarsi sugli effetti della guerra in Ucraina, delle crisi mediorientali, della rivalità sino-statunitense e delle minacce ibride alle democrazie. A Roma sono previsti 130 incontri, pensati per esaminare un sistema internazionale nel quale anche regole e istituzioni consolidate vengono messe sotto pressione.
Alla presentazione del 14 ottobre, al Centro Studi Americani, Giampiero Massolo ha descritto una fase segnata da mutamenti difficili da prevedere. L’ambasciatore ha osservato: «Stiamo assistendo a trasformazioni un tempo imprevedibili, in cui il perno del mondo liberale rischia di trasformarsi in una forza destabilizzante».
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Massolo ha inoltre indicato nella capitale un luogo particolarmente adatto al confronto internazionale, grazie alla presenza simultanea di ambasciate, Santa Sede e organismi multilaterali attivi nei programmi di cooperazione e aiuto umanitario. Il segretario generale Giorgio Bartolomucci ha ricordato che, dalla nascita nel 2010, il festival ha riunito rappresentanti delle istituzioni, università, imprese e società civile.
Europa tra difesa e democrazia
Carlo Corazza, alla guida dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, parlerà delle conclusioni parlamentari sullo «Scudo per la democrazia» e dei tentativi di interferenza attribuiti ai regimi autoritari, con particolare riferimento alla Russia. Tra i temi affrontati ci sarà anche la guerra cognitiva, intesa come uso dell’informazione per orientare l’opinione pubblica e ridurre il sostegno occidentale all’Ucraina.
Il 23 ottobre, alla Luiss, Camille Grenier, Marco Ferrara e Maurizio Mensi discuteranno del legame tra informazione, potere e regole europee. Corazza ha sintetizzato la propria posizione con queste parole: «Non c'è un piano B al rafforzare l'Unione Europea». Nel calendario figurano poi un incontro, il 26 ottobre, sull’esperienza estone contro le ingerenze straniere, una discussione sulla capacità di resistenza delle società europee il 27 ottobre e, il 30 ottobre, un confronto sullo Stato di diritto, la corruzione e la pressione di interessi politici ed economici sulle istituzioni.
Il 27 ottobre sarà esaminato anche il percorso di allargamento dell’Unione Europea, con Thomas Bagger, Elena Clemente, Elena Grech e Ferdinando Nelli Feroci. La giornata conclusiva proporrà appuntamenti sull’Ucraina e sul suo legame con il progetto europeo, oltre a un dibattito sull’eventualità di un futuro senza Nato con Alessandro Minuto Rizzo e Roberto Menotti.
Caucaso e dialogo internazionale
Il programma comprende infine un’analisi del Caucaso, dove Armenia e Azerbaigian ridefiniscono i propri rapporti mentre le potenze regionali si contendono corridoi commerciali e influenza. Al Centro Studi Americani, il 26 ottobre, gli ambasciatori di Armenia, Azerbaigian e Georgia discuteranno di pace, collaborazione e collegamenti regionali.
Lo stesso giorno Giampiero Massolo dialogherà con il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, in un incontro ospitato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e moderato da Massimo Franco. Il festival si propone così di accostare analisi strategica, diplomazia religiosa e riflessione sul futuro degli equilibri globali.
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