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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Torino guarda allo spazio: la scommessa industriale di John Elkann

Il numero uno di Exor indica nei giovani, nella ricerca e nei costi più contenuti rispetto a Milano i punti di forza per il rilancio produttivo della città.

Quasi 100 mila studenti, due grandi atenei e costi operativi inferiori a quelli di Milano: per John Elkann Torino possiede gli ingredienti necessari per attrarre nuove imprese e accompagnare la crescita dei settori più avanzati. L’amministratore delegato di Exor ne ha parlato alle Ogr, durante l’apertura di Wave by Vento, indicando nella città un possibile polo anche per l’economia spaziale.


Giovani e ricerca sono il vantaggio

La presenza del Politecnico e dell’Università, insieme alla capacità di richiamare ragazzi dall’Italia e dall’estero, rappresenta secondo Elkann una risorsa decisiva. Una base formativa ampia può infatti alimentare nuove iniziative imprenditoriali e trasformare le competenze in progetti concreti.

A questo si aggiunge un elemento economico: Torino consente alle aziende di lavorare con spese più contenute rispetto a Milano, pur mantenendo una distanza abbastanza ridotta da permettere di sfruttare i rapporti con il capoluogo lombardo. La combinazione tra formazione, ricerca e accessibilità può quindi rafforzare l’attrattività del territorio.


Dall’auto alle tecnologie emergenti

Nella visione di Elkann, il futuro torinese non dovrebbe abbandonare la logica dei distretti industriali, ma applicarla a comparti diversi da quello automobilistico. Spazio, robotica e tecnologie legate alla salute sono tra gli ambiti sui quali la città potrebbe costruire nuove specializzazioni. «Torino può ambire a essere un distretto nello spazio, ha tutte le potenzialità per esserlo», ha affermato durante l’incontro.

La sua identità industriale, ha aggiunto, continua a incidere sul modo in cui la città affronta il cambiamento. Torino avrebbe conservato una marcata inclinazione verso ciò che verrà e la capacità di trasformare le idee in realizzazioni. «Ha sempre avuto una fortissima spinta al futuro», ha detto Elkann, richiamando un tratto che considera ancora attuale.

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Una rete italiana, non una sola capitale

Il modello indicato non è quello di un unico centro nazionale capace di concentrare ogni attività. Elkann ha richiamato il caso di Parigi e Londra, metropoli che tendono ad attirare funzioni e opportunità dai rispettivi Paesi, contrapponendolo a un’Italia più articolata e distribuita.

In questo quadro, la crescita delle diverse aree produttive italiane potrebbe favorire anche Torino. La città, secondo l’amministratore delegato di Exor, beneficia della forza complessiva dell’ecosistema nazionale e delle sue molte componenti, senza dover necessariamente accentrare tutto sul proprio territorio.


La lezione della storia industriale

Per spiegare questa impostazione, Elkann è tornato alle origini dell’automobile. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Italia operavano circa 200 società del settore e oltre 100 avevano sede a Torino: un dato che, nella sua lettura, mostra quanto fosse vivace allora il tessuto locale.

Quella stagione viene indicata come esempio della necessità di lasciare spazio alla nascita di nuove imprese. «Quello che è importante è avere la possibilità di creare. Ed è quello che sta accadendo», ha concluso Elkann, collegando l’eredità industriale della città alle opportunità offerte dai comparti più innovativi.

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