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Attualità 3 min di lettura59 min fa

Tolkien e Lewis, un’amicizia nata tra i contrasti

Un incontro difficile a Oxford si trasformò in un legame che influenzò Il Signore degli Anelli e Narnia

L’amicizia tra J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis è nata da un’iniziale antipatia.

Il loro rapporto dimostra che un legame significativo non deve per forza cominciare con una sintonia immediata. Le persone cambiano con il tempo e reagiscono in modo diverso a seconda delle situazioni: anche un incontro poco promettente può lasciare spazio a interessi condivisi e a una conoscenza più profonda.

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Quando il giudizio può cambiare

La prima impressione, secondo questa vicenda, non è sempre decisiva. A volte per comprendere davvero qualcuno occorre superare il fastidio iniziale, osservare qualità che non erano emerse e riconoscere di aver formulato una valutazione troppo rapida.

Tolkien e Lewis hanno trovato il modo di modificare le proprie abitudini di confronto. Non hanno dovuto diventare persone diverse: è cambiato il contesto nel quale hanno iniziato a frequentarsi, e questo ha permesso a entrambi di mostrare aspetti che nelle riunioni accademiche rimanevano nascosti.


Le opere nate dal confronto

Il rapporto ha inciso anche sul percorso creativo dei due scrittori. Le conversazioni sul fantastico hanno spinto Tolkien a prendere più seriamente quel genere e hanno contribuito alla pubblicazione de Il Signore degli Anelli.

Il confronto sulle questioni religiose ha accompagnato invece la conversione di Lewis al cristianesimo. Da quella trasformazione sono maturate le premesse per Le cronache di Narnia, mentre la loro amicizia si è consolidata fino a diventare una collaborazione intellettuale e una frequentazione costante.


L’incontro a Oxford

I due si sono conosciuti nel 1926, quando erano stati appena nominati docenti di lingua e letteratura inglese a Oxford. Tolkien ha giudicato frivole alcune letture predilette da Lewis; quella stessa sera Lewis ha scritto nel diario che il collega aveva «bisogno di uno o due bei ceffoni».

Le differenze non riguardavano soltanto i gusti letterari. Tolkien era un cristiano praticante, mentre Lewis era ateo, e all’interno del dipartimento i due sostenevano posizioni opposte sulle priorità dell’insegnamento della letteratura inglese. Lewis preferiva gli autori moderni, ironizzava sull’interesse di Tolkien per le lingue antiche e respingeva le sue idee tradizionaliste.

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Il gruppo sui miti islandesi

La situazione ha iniziato a cambiare lontano dagli incontri ufficiali. Per difendere lo studio dei testi medievali, Tolkien ha organizzato un circolo dedicato agli antichi racconti islandesi. Lewis, appassionato di mitologia nordica, ha scelto di partecipare.

Dopo una delle riunioni, i due hanno continuato a parlare fino a notte fonda. Lewis ha raccontato di essere rimasto sveglio fino alle due e mezza discutendo per tre ore con Tolkien di divinità, giganti e Asgard: «Lunedì sono rimasto sveglio fino alle due e mezza a parlare con Tolkien, il professore di lingua e letteratura anglosassone, e per tre ore abbiamo discusso di dèi, giganti e Asgard».


Nuove abitudini tra amici

La guida del gruppo ha mostrato a Lewis un Tolkien meno rigido e più curioso. Il docente presentava parole antiche e poco conosciute, tra cui il termine norreno Gandálfr, cioè «elfo del bastone», trasformando le discussioni in occasioni di scoperta.

In seguito Tolkien e Lewis hanno creato insieme un altro circolo di lettura. Durante gli appuntamenti settimanali si leggevano brani ad alta voce e talvolta sceglievano i racconti peggiori per sfidarsi a non ridere. Lewis aveva anche dato al collega il soprannome «Tollers».

All’inizio erano due colleghi costretti a confrontarsi e spesso in disaccordo. Con il tempo sono diventati alleati, compagni di svago e amici inseparabili: un esito che probabilmente non sarebbe stato possibile senza la disponibilità a rivedere il giudizio nato dal loro primo incontro.

Il testo è tratto da “Vibe” di Adam Grant, pubblicato da Egea, 352 pagine, 29,36 euro.

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