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Toghe, 970 milioni in arrivo: il conto della Manovra 2027

Le sentenze sul calcolo degli stipendi impongono nuovi stanziamenti per arretrati e aumenti destinati ai magistrati italiani.

La scelta rischia di rendere ancora più delicata la Manovra 2027: mentre il Governo cerca risorse per fronteggiare il caro bollette e rinuncia ad alcuni interventi fiscali, dovrà finanziare un rilevante adeguamento delle retribuzioni dei magistrati. Per le toghe sono previsti 970 milioni di euro, tra arretrati e incrementi destinati a incidere anche sugli stipendi futuri.

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Un assegno imposto dai tribunali

L’esecutivo, secondo la ricostruzione contenuta nei documenti di bilancio, non avrebbe margini per evitare il pagamento. Una doppia serie di pronunce amministrative ha infatti ordinato di correggere i criteri usati per aggiornare gli stipendi del personale non contrattualizzato.

Il caso si inserisce in una sequenza di spese maturate negli anni e diventate obbligatorie per effetto di sentenze, dal debito legato al Superbonus alle condanne europee sulla fiscalità delle controllate estere. Il ministro dell’Economia Giorgetti si è trovato più volte a dover reperire risorse per rispettare decisioni già definitive; questa volta il passaggio politico appare più sensibile, perché la stessa legge di bilancio deve fare i conti con la mancata riduzione dell’Irpef per il ceto medio e con lo stop alla detassazione delle tredicesime.


Quanto vale l’adeguamento

La somma destinata alle toghe dovrebbe tradursi in oltre 70mila euro lordi medi di arretrati una tantum per ciascun interessato e in circa 20mila euro aggiuntivi all’anno sulla retribuzione. Quest’ultima componente non sarebbe temporanea, ma entrerebbe nella struttura degli stipendi successivi.

L’impatto maggiore riguarderebbe i 10.638 magistrati già in servizio nel 2018. Il provvedimento, tuttavia, coinvolgerebbe in misura diversa l’intero corpo, che conta circa 11mila persone. Per chi si trova ai livelli più elevati della carriera e dell’anzianità le cifre potrebbero risultare superiori alla media, fino ad avvicinarsi complessivamente a 100mila euro.


Il nodo del calcolo degli stipendi

La vicenda nasce dal sistema di aggiornamento delle retribuzioni. I magistrati rientrano nel personale sottoposto a un regime di diritto pubblico: ogni tre anni i loro aumenti vengono collegati alla crescita media degli stipendi riconosciuti ai dipendenti pubblici con contratto.

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A finire sotto esame è stato il metodo elaborato dall’Istat per calcolare l’evoluzione delle buste paga delle categorie non contrattualizzate. Secondo i giudici amministrativi, nella base di riferimento erano state trascurate alcune indennità, esclusi comparti come le Autorità indipendenti e utilizzata una media ponderata che dava un peso eccessivo ai settori più numerosi, tra cui scuola ed enti territoriali, caratterizzati però da retribuzioni più contenute.


Le sentenze hanno chiuso il caso

Nel luglio del 2025 il Consiglio di Stato ha annullato, con una serie di decisioni analoghe, il decreto di Palazzo Chigi relativo agli aumenti del periodo 2018-2020. Un esito simile ha poi riguardato il provvedimento riferito agli anni 2021-2023.

Il Governo ha rinviato a lungo l’adeguamento, ma ulteriori decisioni dei giudici amministrativi hanno imposto l’esecuzione delle pronunce. Anche la resistenza dell’Avvocatura dello Stato non è bastata a fermare il percorso: i decreti per aggiornare le retribuzioni dal 2018 al 2023 sono pronti e ora la legge di bilancio deve assicurare la copertura finanziaria.


Il fondo che copre gli arretrati

La somma compare nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio, dove è stato confermato anche per quest’anno un fondo sentenze da 1,9 miliardi di euro. La voce era già comparsa nella manovra precedente e aveva finanziato, tra l’altro, il pagamento dovuto a Tim dopo la conclusione di un lungo contenzioso fiscale iniziato alla fine degli anni Novanta.

Per il 2027 la quota più consistente dovrebbe essere indirizzata ai magistrati. L’approvazione della legge di bilancio consentirebbe di rendere operativi gli adeguamenti, trasformando le decisioni dei tribunali in arretrati da liquidare e in una spesa strutturale per i conti pubblici.

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