Mirco morto a Roma, la madre accusa: «Da Stroppa nessun contatto
La Procura di Roma ha concluso l’inchiesta sull’investimento costato la vita a Mirco Garofano: l’auto avrebbe viaggiato a 94 chilometri orari.
Da mesi la famiglia di Mirco Garofano attende risposte dopo la morte del diciottenne di Artena, travolto a Roma il 31 gennaio mentre attraversava via Filippo Fiorentini, nella zona del Collatino. Andrea Stroppa, informatico e referente di Elon Musk in Italia, è al centro dell’inchiesta per omicidio stradale chiusa dalla Procura di Roma e ora rischia il rinvio a giudizio.
La madre Rossella Gismondi denuncia soprattutto l’assenza di qualsiasi contatto da parte del conducente. «Nostro figlio non ce lo restituirà più nessuno, ma speriamo che ci sia un processo giusto e che il conducente, essendo un personaggio famoso, non la faccia franca», ha detto al Messaggero.
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Il silenzio dopo la tragedia
Secondo la madre, dopo l’incidente Stroppa non avrebbe mai cercato la famiglia per esprimere il proprio cordoglio o chiedere scusa. «Mai. Non ha mai chiesto scusa, né ha cercato di mettersi in contatto con noi in alcun modo», ha raccontato, riferendo di un silenzio rimasto invariato nei mesi successivi alla morte di Mirco.
Rossella Gismondi ha poi ricordato le ore trascorse sul luogo dell’investimento. Rimasta accanto al corpo del figlio per tutta la notte, non poté vederlo perché il lenzuolo non venne sollevato; un agente, in quel momento, la invitò a conservare nella memoria il ricordo di Mirco prima della tragedia.
La velocità al centro dell’inchiesta
Uno degli elementi principali dell’indagine riguarda la velocità dell’automobile. Stando agli accertamenti, la vettura procedeva a 94 chilometri orari in un tratto dove il limite era fissato a 50.
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La famiglia è assistita dagli avvocati Vito e Lucio Perugini. Lucio Perugini segue la richiesta di risarcimento in sede civile, pur sottolineando che nessuna somma può compensare la perdita di una vita e che il riconoscimento del danno deve passare anche dal valore attribuito alla vittima.
I dubbi sulla dinamica
La madre sostiene che le conseguenze dell’impatto siano incompatibili con una velocità contenuta. A suo giudizio, le ferite riportate da Mirco e la distanza percorsa dal corpo dopo l’urto indicano una dinamica diversa da quella prospettata da chi ha riferito che l’auto viaggiasse a 50 chilometri orari.
Gismondi respinge anche la versione secondo cui il ragazzo sarebbe comparso all’improvviso mentre il semaforo pedonale era ancora rosso. Descrive Mirco come un giovane prudente e tranquillo e ritiene quindi improbabile che abbia attraversato con il divieto. La famiglia mette inoltre in dubbio l’attendibilità del testimone, già autore della ricostruzione sulla presunta velocità ridotta dell’automobile.
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