Tirana, oltre 300 feriti negli scontri: la protesta sfida Rama
La manifestazione convocata dall’opposizione ha acceso nuove tensioni nella capitale, mentre studenti e cittadini chiedono risposte su servizi, lavoro e corruzione.
Oltre 300 persone, tra manifestanti e agenti, sono rimaste ferite durante la protesta organizzata a Tirana contro il governo di Edi Rama. Decine di dimostranti sono state fermate al termine di una giornata segnata da lanci di molotov, petardi, lacrimogeni e incendi nel centro della capitale albanese.
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La rabbia supera la protesta studentesca
Il corteo di sabato 24 ottobre ha riunito migliaia di persone. Alla mobilitazione dei gruppi studenteschi si è aggiunta quella promossa dall’opposizione di centrodestra guidata dall’ex premier Sali Berisha, dando alla manifestazione una dimensione politica più ampia.
Le richieste non riguardano soltanto scuole e università, considerate in condizioni molto difficili. Nel mirino dei manifestanti ci sono anche disoccupazione, aumento dei prezzi, corruzione e tutela dello Stato di diritto. «C’è molta rabbia», ha detto l’attivista Sidorela Vatnikaj all’Ansa, sostenendo che il movimento non rappresenta esclusivamente gli studenti o le battaglie ambientali.
Piazza Scanderbeg diventa teatro degli scontri
In serata, Piazza Scanderbeg è stata teatro degli episodi più violenti. Alcune centinaia di persone hanno lanciato ordigni incendiari, fuochi d’artificio e petardi contro le forze dell’ordine, che hanno reagito con idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma.
Un gruppo di manifestanti ha tentato di raggiungere la sede del Comune, senza riuscire a oltrepassare il cordone di sicurezza. Le fiamme hanno invece coinvolto l’edificio del ministero dell’Ambiente. Dopo il respingimento, i dimostranti si sono spostati lungo altre vie della città, dove sono stati incendiati cassonetti per rallentare l’intervento dei mezzi della polizia.
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Rama chiude alla possibilità di dimettersi
Le proteste contro il primo ministro socialista proseguono da mesi. La prima fase, iniziata a giugno, era legata al progetto di una struttura turistica di lusso associata a Jared Kushner, genero di Donald Trump, e aveva dato vita alla cosiddetta «rivoluzione dei fenicotteri».
In autunno il malcontento si è allargato a temi sociali e istituzionali. I manifestanti chiedono la fine del governo guidato da Rama, al potere dal 2013, ma il premier ha escluso di voler lasciare l’incarico. La sua posizione è stata riassunta così: «I governi si cambiano mediante elezioni democratiche».
Gli organizzatori hanno già annunciato un nuovo appuntamento per domenica, con inizio alle ore 12. La mobilitazione, dunque, non si ferma dopo gli arresti e il bilancio degli scontri, mentre resta alta la tensione nella capitale.
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