Tir, la Calabria riparte ma Gela resiste: cosa succede ora
Dopo sei giorni di mobilitazione tornano le consegne di alimenti e carburante, mentre restano attivi alcuni presidi e il governo prepara un intervento da 110 milioni
La protesta dei camionisti contro il caro carburante allenta la presa sulla Calabria, ma non si può ancora parlare di una conclusione ovunque. Frutta, verdura e rifornimenti di carburante hanno ricominciato a raggiungere negozi e distributori, mentre in Sicilia, a Gela, decine di mezzi pesanti restano fermi e alcuni gruppi annunciano nuove iniziative.
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Le merci tornano, ma con cautela
La sospensione del fermo, comunicata da Fedralog nella notte tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre, ha consentito di liberare gran parte degli snodi viari calabresi. Le consegne ai supermercati sono riprese e sugli scaffali sono ricomparsi soprattutto i prodotti freschi, anche se la distribuzione non è ancora tornata pienamente regolare.
Nella regione sono ripartite anche le autobotti dirette ai distributori. Molti impianti, fino al giorno precedente, avevano esaurito benzina e gasolio. Nell’area dello svincolo di Sant’Onofrio, nel Vibonese, e nel Cosentino rimangono alcuni camion, ma senza blocchi tali da compromettere la circolazione.
A Gela il fronte resta aperto
La decisione di sospendere la mobilitazione non è stata accettata da tutti. A Gela, nel territorio di Caltanissetta, gli autotrasportatori hanno mantenuto il presidio sulla rotatoria della statale 117 bis Gela-Catania, all’ingresso della città: sul posto si contano decine di mezzi pesanti.
I camionisti contestano l’idea che siano stati raggiunti accordi risolutivi e sostengono di non avere ancora ottenuto risultati concreti. «I prezzi del gasolio non scendono e noi non abbiamo ricevuto neanche un centesimo. Andiamo avanti fino a quando non ci saranno risultati concreti», hanno riferito ad Ansa. Altri conducenti hanno inoltre raggiunto il punto organizzato dagli agricoltori vicino all’ingresso di Gela, a poca distanza dal tribunale.
Presidi pacifici nel Cosentino
A Tortora, lungo la Statale 18, una cinquantina tra autotrasportatori, cittadini, studenti, commercianti e professionisti ha proseguito la protesta in forma spontanea. A intervalli, i partecipanti occupano la carreggiata per pochi minuti, causando rallentamenti temporanei, ma senza fermare stabilmente i camion.
Carabinieri e polizia presidiano la zona per tutelare l’incolumità dei manifestanti e mantenere fluido il traffico. Il gruppo considera l’iniziativa una continuazione della mobilitazione precedente e afferma di voler tenere alta l’attenzione sia sulle difficoltà del settore sia sull’aumento del costo della vita.
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Il governo prepara il decreto aiuti
Mentre il movimento si divide sulla sospensione, il governo porta in Consiglio dei ministri un provvedimento da 110 milioni di euro destinato al gasolio. La protesta era partita da Puglia e Calabria e si era poi allargata a Sicilia, Basilicata e Campania, in un momento in cui il carburante aveva superato i 2 euro al litro, con punte vicine a 2,30.
I blocchi avevano inciso sulle forniture alimentari, alimentando il rischio di perdere raccolti e merci deperibili. In Campania erano stati interessati anche i caselli di Nola, sull’A30, e Caianello, sull’A1; in Sicilia, invece, diversi camion erano rimasti nei piazzali sotto il coordinamento del Comitato Trasportatori Siciliani guidato da Salvatore Bella.
Nordio: due diritti da tutelare
Prima dell’avvio del Consiglio dei ministri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha indicato la necessità di conciliare la libertà di protesta con la possibilità, per gli altri cittadini, di lavorare e ricevere le merci. «Il diritto allo sciopero non può mai compromettere il diritto al lavoro e il diritto agli altri», ha detto a Sky TG24.
Nordio ha riconosciuto la legittimità di una manifestazione anche energica, ma ha sottolineato che non deve impedire a chi vuole lavorare di farlo. Il ministro ha inoltre richiamato le difficoltà provocate dai blocchi nel Mezzogiorno, in particolare sul fronte dell’approvvigionamento alimentare.
La mobilitazione degli agricoltori, intanto, proseguirà secondo Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio e Agricoltura, con iniziative prive di blocchi stradali. Il movimento prevede nuovi presidi allo svincolo autostradale di Pizzo, nel Vibonese, e sulla statale 106 a Botricello, nel Catanzarese, lamentando l’assenza di risposte sufficienti da parte delle istituzioni.
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