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Attualità 2 min di lettura25 min fa

Santanchè, la Procura insiste: processo chiesto per quattro società

L’ex ministra è accusata, insieme ad altre 14 persone e a una società, di bancarotta, falso in bilancio e frode sui sostegni pubblici

Daniela Santanchè affronta già un procedimento per la presunta falsificazione dei bilanci del gruppo editoriale Visibilia. Parallelamente, il caso relativo all’ipotizzato raggiro dell’Inps sulla cassa integrazione durante l’emergenza Covid resta fermo davanti al giudice: la prossima udienza è stata fissata al 3 febbraio 2027, in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale.

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Il quadro giudiziario si allarga

Nel nuovo fascicolo, la senatrice di Fratelli d’Italia ha ricevuto dalla Procura di Milano una richiesta di rinvio a giudizio. La stessa iniziativa riguarda altre 14 persone e una società, mentre una posizione è stata separata e per quella è stata sollecitata l’archiviazione rispetto alla conclusione delle indagini comunicata a luglio.

Santanchè, attraverso i propri avvocati, aveva respinto ogni addebito già durante l’estate, sostenendo di avere operato nel rispetto delle regole. La decisione sul possibile processo spetterà ora al giudice dell’udienza preliminare.


Quattro società al centro dell’indagine

L’inchiesta riguarda i dissesti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl, realtà legate al comparto alimentare nelle quali l’ex ministra ha ricoperto diversi ruoli. Le ipotesi di reato formulate, con responsabilità valutate individualmente, comprendono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Tra le persone coinvolte figurano anche Lorenzo Santanchè, figlio dell’ex ministra, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e Fiorella Garnero, sua sorella. Le verifiche sono state svolte dalla Guardia di Finanza; la richiesta processuale porta la firma dei pm Luigi Luzi e Guido Schininà, insieme al procuratore aggiunto Roberto Pellicano.

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Dividendi e conti sotto esame

Secondo la ricostruzione accusatoria, nel 2015 Ki Group Holding avrebbe distribuito oltre 4,1 milioni di euro in dividendi benché il bilancio consolidato presentasse una perdita e la società attraversasse già una fase di difficoltà finanziaria. Agli amministratori vengono inoltre attribuite plusvalenze considerate inesistenti per quasi 12 milioni di euro.

Gli inquirenti contestano anche la gestione di uno dei due prestiti bancari ottenuti nel 2020, per un ammontare complessivo di 2,4 milioni. Per Bioera, presieduta da Santanchè dal 2012 al 2022, la Procura ritiene invece eccessivi i compensi riconosciuti agli amministratori tra il 2018 e il 2023: la somma supererebbe 2,1 milioni di euro.


I sostegni pubblici contestati

Un capitolo distinto riguarda Invitalia. Nel 2021 l’agenzia avrebbe assegnato 2,7 milioni di euro sotto forma di finanziamento e altri 600mila euro come credito d’imposta, utilizzando gli strumenti introdotti per sostenere le imprese durante la pandemia.

La tesi dei pm è che quei benefici sarebbero stati ottenuti senza possedere le condizioni richieste dalla normativa. Sempre secondo l’accusa, nel caso Bioera sarebbe stata occultata anche la perdita dell’intero capitale sociale, maturata nel 2019. Le contestazioni dovranno comunque essere esaminate in sede di udienza preliminare, prima di un’eventuale apertura del processo.

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