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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Thiel frena sulla guerra in Iran: il fronte di Trump scricchiola

Le parole riservate del finanziere, emerse da una registrazione, mostrano la frattura tra i sostenitori dell’intervento e l’ala isolazionista alla vigilia del voto

Peter Thiel prende le distanze dall’intervento militare statunitense contro l’Iran proprio mentre la Casa Bianca affronta il calo dei consensi, l’aumento del prezzo del petrolio e il rischio di perdere il controllo del Congresso. La sua posizione pesa perché arriva da uno dei principali sostenitori di Donald Trump e da una figura centrale nei rapporti tra l’ex presidente, la destra tecnologica e il gruppo politico che lo sostiene.

La critica è stata espressa in forma riservata durante un incontro a Nashville, ma una registrazione audio ottenuta da Politico ha reso pubbliche le sue parole. “Guardo con scetticismo a questa guerra, credo che non avremmo dovuto farla. Sono stati commessi troppi errori”, ha detto Thiel, aggiungendo di temere che gli Stati Uniti possano non avere sufficiente forza sul campo o stiano perdendo la sfida dell’influenza geopolitica.

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La destra trumpiana si divide

L’intervento di Thiel rende visibile una contrapposizione già presente all’interno dell’area trumpiana. Da una parte ci sono i sostenitori di una politica estera aggressiva, tra cui Pete Hegseth, ex giornalista e oggi Ministro della Guerra, vicino alle posizioni interventiste e coinvolto nell’escalation contro Teheran insieme a Benjamin Netanyahu.

Sul fronte opposto si colloca la componente isolazionista di America First, che aveva promesso di porre fine alle guerre statunitensi all’estero. In quest’area viene collocato anche JD Vance, da tempo considerato prudente sui raid contro l’Iran e indicato come uno dei principali rappresentanti della linea contraria a nuovi conflitti. La presa di posizione di Thiel porta quindi allo scoperto una frattura che finora era rimasta soprattutto dietro le quinte.


Il paradosso degli affari militari

La critica del finanziere presenta però un evidente elemento di contraddizione. Thiel ha costruito una parte rilevante della propria fortuna con Palantir, società diventata uno dei pilastri tecnologici del Pentagono e specializzata nell’analisi dei dati destinati alle operazioni militari.

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Il sistema Maven Smart System, esteso a tutte le forze armate per iniziativa del vicesegretario Steve Feinberg, elabora informazioni, supporta il controllo dei droni e contribuisce all’individuazione di obiettivi strategici e umani. Secondo il testo, lo stesso apparato sarebbe stato impiegato nell’attacco del 28 febbraio 2026 contro una scuola elementare femminile di Minab, in Iran, dove morirono 168 bambine.


Il calcolo dietro la cautela

La nuova prudenza di Thiel non viene presentata come una svolta pacifista. Il finanziere sembrerebbe piuttosto preoccupato per il costo geopolitico e strategico della guerra: gli Stati Uniti rischiano di consumare risorse, aumentare il proprio isolamento internazionale e lasciare esposti i vertici dell’amministrazione alle iniziative della Corte penale internazionale.

Proprio i possibili mandati d’arresto vengono descritti da Thiel come una “spada di Damocle” sulla presidenza Trump dopo le elezioni di metà mandato. Il voto del 3 novembre potrebbe dunque diventare il banco di prova della frattura repubblicana: i sondaggi indicano difficoltà per la Casa Bianca, anche se le previsioni sul peso elettorale della base conservatrice hanno già mostrato errori in passato.

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