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Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Tesserini del Senato e piste russe: il caso dei due ex carabinieri

Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, già attivi nei servizi segreti, sono accusati di aver ceduto informazioni mentre cercavano contatti e coperture nella Capitale.

Il mistero ruota attorno ad alcuni tesserini del Senato e a una rete di rapporti costruita, secondo le accuse, per agevolare l’ingresso di presunti emissari russi in Italia. Al centro della vicenda ci sono Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, due ex carabinieri che per anni hanno lavorato nell’intelligence e che ora devono rispondere di tradimento per la presunta vendita di informazioni.


Le identità usate per aprire porte

Tra i profili comparsi nella ricostruzione figura un cittadino statunitense in pensione. L’uomo avrebbe sostenuto di tenere conferenze a Roma e di collaborare con l’ambasciatore, presentandosi così come una figura in grado di muoversi negli ambienti istituzionali della Capitale.

Un secondo contatto avrebbe invece vantato relazioni con cittadini canadesi. A questi nomi si aggiungerebbe un altro soggetto che si sarebbe descritto come scelto da Donald Trump e titolare di un grado elevato nell’Aeronautica militare statunitense. Elementi che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero potuto rendere più credibili le identità utilizzate.

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Il ruolo dei due ex carabinieri

Piras e Di Pasquale avevano alle spalle una lunga esperienza nei servizi informativi prima di essere coinvolti nell’inchiesta. La loro conoscenza di procedure, ambienti e contatti avrebbe avuto un peso nella vicenda legata ai tesserini del Senato.

L’accusa sostiene che i due abbiano venduto informazioni, un comportamento per il quale sono stati contestati anche profili di tradimento. Il quadro riguarda quindi sia la presunta circolazione di dati riservati sia il tentativo di costruire una rete di accessi e relazioni nella capitale italiana.

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