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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Termosifoni 2026, il calendario cambia da città a città: le date

Dal 15 ottobre scatta il via libera in molte aree del Nord, ma ordinanze locali e temperature possono modificare tempi, durata e modalità di accensione.

Il momento in cui si possono mettere in funzione i termosifoni non è uguale in tutta Italia. Il territorio nazionale è diviso in sei fasce climatiche, dalla A alla F, ognuna con regole precise su date, durata stagionale e numero massimo di ore quotidiane. Prima di avviare l'impianto, tuttavia, è necessario verificare anche eventuali provvedimenti del Comune.


Il freddo anticipa il calendario nazionale

La prima scadenza riguarda la zona E: dal 15 ottobre 2026 gli impianti possono essere utilizzati in gran parte del Nord e in diverse località montane del Centro e del Mezzogiorno. Il periodo ordinario termina il 15 aprile 2027 e consente fino a 14 ore di funzionamento al giorno. Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona, Trieste, Bergamo e Brescia rientrano tra i principali centri interessati.

Il calendario può comunque essere modificato quando le condizioni meteorologiche lo rendono necessario. In caso di temperature particolarmente basse fuori dal periodo previsto, l'accensione è ammessa per un massimo pari alla metà delle ore normalmente consentite nella stagione invernale. Anche i Comuni possono emanare ordinanze per anticipare o rinviare l'avvio, purché esistano motivazioni legate al clima o ad altre circostanze documentate.


Tutte le date per le sei fasce

La suddivisione nazionale prevede i seguenti limiti:

- Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno; - Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, con un tetto di 12 ore quotidiane; - Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, fino a 10 ore al giorno; - Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, per non oltre 8 ore quotidiane; - Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, con un limite di 6 ore al giorno; - Zona F: nessuna restrizione nazionale su periodo e durata giornaliera.

La zona D comprende, tra le altre, Roma, Firenze, Genova e Ancona, oltre a numerosi Comuni toscani. Napoli, Bari e Lecce sono invece tra i centri della fascia C; la zona B interessa varie località costiere del Sud e delle isole. Per le fasce dalla A alla E, le ore disponibili devono essere collocate tra le 5 e le 23, anche suddividendole in più intervalli non consecutivi.

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Emilia-Romagna, accensione rinviata

Per la stagione 2026-2027 l'Emilia-Romagna ha previsto un'eccezione in diversi territori. Nei Comuni appartenenti alle aree di Pianura Est, Pianura Ovest e all'Agglomerato di Bologna, l'accensione è stata spostata al 1° novembre, con un rinvio di due settimane rispetto alla data ordinaria della zona E.

La decisione fa parte delle misure compensative collegate al rinvio del blocco della circolazione per le automobili diesel Euro 5, impegno assunto dalla giunta guidata da Michele De Pascale. Il provvedimento non riguarda però alcune strutture, tra cui ospedali, servizi assistenziali e scuole. Per questo il riferimento più sicuro resta sempre l'ordinanza del Comune di residenza o domicilio.


Anche la temperatura ha un limite

Le disposizioni non stabiliscono soltanto quando accendere il riscaldamento. Negli edifici civili la temperatura interna non dovrebbe superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 °C; per fabbriche, laboratori artigianali e strutture assimilabili il valore di riferimento scende a 18 °C, anche in questo caso con una tolleranza di 2 °C.

Regioni e Comuni possono adottare limiti più severi rispetto alla disciplina nazionale. Prima di programmare l'accensione o impostare il termostato, è quindi opportuno controllare le regole locali applicabili all'edificio e alla zona climatica di appartenenza.

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