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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Tennessee, il doppio cocktail non basta: l’esecuzione finisce in ospedale

Dopo il caso Pike, il governatore ordina un’indagine indipendente e blocca temporaneamente le altre esecuzioni previste nello Stato

Almeno 51 esecuzioni con iniezione letale sono state considerate fallite o gravemente problematiche, secondo il Death Penalty Information Center. Nel solo 2022 si è concentrato circa un terzo di questi episodi, spesso segnati da sofferenze prolungate: in Alabama, per esempio, gli operatori impiegarono tre ore prima di individuare una vena.

Laura Porter, alla guida dell’organizzazione statunitense che chiede l’abolizione della pena capitale, sostiene che il Tennessee abbia ignorato gli avvertimenti arrivati dopo il precedente caso di Tony Carruthers. A suo giudizio, lo Stato ha dimostrato di non riuscire a eseguire le condanne a morte garantendo contemporaneamente legalità e rispetto della dignità umana.


Le accuse dei legali dopo il fallimento

Gli avvocati di Christa Pike contestano la gestione dell’esecuzione e affermano di non aver ricevuto informazioni sulle condizioni della loro assistita. In dichiarazioni raccolte da Usa Today hanno richiamato i problemi già denunciati dalla detenuta: vene difficili da trovare o danneggiate, farmaci scaduti, assenza di assistenza medica adeguata e un metodo operativo mantenuto riservato.

La difesa ha definito quanto accaduto una sofferenza evitabile e incompatibile con il divieto costituzionale di pene crudeli. Secondo i legali, dopo la somministrazione di due dosi Pike non aveva perso conoscenza e presentava ancora attività cardiaca; per questo, sostengono, le autorità avrebbero dovuto avviare subito le procedure di rianimazione.


Il racconto dalla sala dei testimoni

Pike, 50 anni, era stata condannata per l’uccisione di Colleen Slemmer, 19 anni, avvenuta nel 1995. Durante la procedura, alcuni testimoni hanno riferito di averla sentita lamentarsi e di averla vista muovere con forza i piedi.

Tori Gessner, giornalista di una televisione locale presente nella sala, ha riferito le parole pronunciate dalla detenuta: «Mi sembra che il braccio mi stia scoppiando». Poco dopo, il personale ha chiuso le tende che separavano la camera della morte dai testimoni e questi ultimi sono stati fatti uscire senza che Pike fosse dichiarata deceduta.

Mary Martinez, madre della vittima, ha descritto la scena come «una confusione totale». In seguito, i testimoni hanno visto arrivare un’ambulanza; l’amministrazione penitenziaria ha confermato che Pike è stata trasferita in un ospedale esterno, senza fornire ulteriori dettagli sulle sue condizioni.

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Il Tennessee congela le prossime condanne

Il governatore repubblicano Bill Lee aveva respinto pochi giorni prima la richiesta di clemenza presentata per Pike. Non erano stati accolti gli appelli fondati sulla sua età al momento del delitto, quando aveva 18 anni, né quelli relativi agli abusi sessuali di cui sarebbe stata vittima. La sua esecuzione è stata la prima inflitta a una donna dal Tennessee in oltre 200 anni.

Dopo l’accaduto, Lee ha ordinato un’indagine indipendente affidata a soggetti esterni e ha sospeso le altre esecuzioni programmate entro la fine dell’anno. «Eseguire le sentenze in modo legale è una delle responsabilità più serie degli Stati», ha affermato, aggiungendo che il Tennessee deve garantire procedure legali, costituzionali ed efficaci.

Il governatore si era già trovato davanti a un problema analogo pochi mesi prima. Nel caso di Tony Carruthers, lo staff non era riuscito a trovare una vena nonostante diversi tentativi; la procedura era stata interrotta e Lee aveva concesso una sospensione di un anno.


Un protocollo senza risposta decisiva

Il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha sostenuto di aver rispettato ogni passaggio previsto dalle norme. Le regole consentono di utilizzare una seconda serie di iniezioni se il detenuto non muore dopo la prima, ma non chiariscono come intervenire quando anche il secondo trattamento non produce l’effetto atteso.

Il caso di Pike ha quindi riaperto il confronto sulla preparazione del personale, sulla disponibilità di cure d’emergenza e sulla trasparenza delle procedure. Robin Maher, direttrice del Death Penalty Information Center, ha definito l’episodio senza precedenti anche alla luce delle numerose esecuzioni problematiche registrate negli Stati Uniti.

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