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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Tel Aviv nel mirino: il messaggio di Netanyahu rilancia lo scontro con l’Iran

A pochi giorni dal voto in Israele, il premier condivide un’immagine di una bomba atomica sulla città e rilancia l’allarme sulle ambizioni nucleari iraniane.

A pochi giorni dalle elezioni israeliane, Benjamin Netanyahu ha rilanciato sui social un messaggio dai toni apocalittici: nel contenuto condiviso dal premier compare una bomba atomica mentre colpisce Tel Aviv. Il post collega la minaccia alla possibilità che l’Iran si doti di armi nucleari e sostiene che Israele avrebbe bisogno di altri due anni per completare il proprio obiettivo contro Teheran.

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L’immagine condivisa dal premier

Netanyahu ha pubblicato sul suo profilo X un contenuto firmato dallo scrittore Yuval Blumberg. L’immagine mostra una detonazione atomica sulla città israeliana, mentre il testo allegato definisce il pericolo iraniano «reale e concreto» e sostiene che, qualora Teheran riuscisse a costruire ordigni nucleari, ogni altra questione passerebbe in secondo piano.

Nel messaggio viene inoltre indicata una prospettiva temporale precisa: «Dobbiamo finire il lavoro in Iran, servono due anni». La pubblicazione arriva in una fase politicamente delicata per Netanyahu, con il voto israeliano ormai vicino, e riporta al centro della campagna il confronto con la Repubblica islamica.

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Teheran amplia i possibili obiettivi

Nello stesso contesto, due funzionari iraniani hanno riferito al New York Times che, in caso di attacco, la risposta di Teheran potrebbe riguardare anche diplomatici e personale degli Stati Uniti. Uno dei due uomini citati dal quotidiano appartiene ai pasdaran, il corpo militare ideologico della Repubblica islamica.

Secondo i responsabili, l’estensione del piano sarebbe giustificata dalle operazioni condotte da Israele e Stati Uniti. I funzionari hanno sostenuto che i due Paesi avrebbero ucciso «decine dei nostri funzionari» e, sulla base di questa motivazione, hanno definito legittimo colpire rappresentanti diplomatici americani. La dichiarazione aggiunge un ulteriore elemento di tensione al confronto già aperto tra Washington, Gerusalemme e Teheran.

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