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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Hebron, 2.200 persone fuori casa: la stretta israeliana accende lo scontro

La città del sud della Cisgiordania resta chiusa ai veicoli dopo l’attacco contro due soldati israeliani: tra gli sfollati anche bambini, donne incinte e malati cronici.

A Hebron almeno 2.200 palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni dall’avvio dell’operazione militare israeliana. Tra gli sfollati figurano 127 bambini, 81 donne incinte e numerosi anziani o persone affette da patologie croniche; decine di edifici e attività commerciali sarebbero già state abbattute.

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Case svuotate e accessi bloccati

Le incursioni hanno interessato, secondo il sindaco Tayseer Abu Sneineh, le zone di al-Jalda ed Ein Deir Bahha. Alcune famiglie sarebbero state svegliate durante la notte da militari armati e obbligate a uscire con pochi effetti personali, senza una sistemazione alternativa.

Da venerdì le automobili non possono attraversare gli ingressi della città. I residenti, per spostarsi, sono costretti a raggiungere a piedi i varchi controllati dall’esercito, mentre diversi taxi si sono ammassati all’esterno in attesa dei passeggeri. Le informazioni sulle chiusure stradali riferite dai palestinesi indicano che tutti gli accessi veicolari a Hebron risultano interdetti.

Il sindaco ha accusato Israele di applicare una misura indiscriminata. “La popolazione sta pagando una punizione collettiva per un fatto che non ha commesso né sostenuto”, ha scritto l’attivista Issa Amro sui social, sostenendo che la vicenda venga utilizzata anche nel clima della campagna elettorale israeliana.


Arresti e demolizioni dopo l’attacco

La stretta è cominciata dopo l’uccisione di due soldati israeliani, colpiti venerdì da due uomini armati a un posto di blocco situato all’uscita di Hebron. Benjamin Netanyahu ha quindi annunciato un’operazione su vasta scala, con il completo isolamento della città e controlli rafforzati nelle aree circostanti.

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La Società dei prigionieri palestinesi riferisce di 47 arresti eseguiti dall’inizio delle operazioni. Immagini diffuse dall’attivista Issa Amro mostrano strade devastate dalle ruspe; in una casa requisita a Deir Baha, giornalisti dell’Associated Press hanno visto esposte bandiere israeliane.

L’esercito israeliano sostiene di aver condotto azioni in 400 obiettivi distribuiti in 40 località, definite roccaforti di Hamas. Secondo la sua ricostruzione, circa 40 persone sono state fermate con accuse che comprendono legami con Hamas e Jihad Islamica, istigazione, disordini e lancio di pietre. Venti degli arrestati proverrebbero da Hebron e Halhul.


Il divieto di rientro resta aperto

Le autorità militari affermano inoltre di aver rimosso monumenti dedicati a persone coinvolte in attentati contro civili israeliani. Il ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito che gli abitanti allontanati non potranno rientrare finché non saranno risolte, secondo il governo israeliano, tutte le questioni legate alla presenza di Hamas nella città.

Il sindaco Abu Sneineh denuncia invece una strategia diretta contro l’intera popolazione palestinese: “I residenti non possono entrare o uscire da Hebron dopo la chiusura decisa da Israele”. Sul terreno, intanto, le famiglie restano senza casa e la città continua a essere sottoposta a blocchi, perquisizioni e arresti.

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