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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Tassabili le mance d’albergo: il verdetto della Cassazione

La decisione riguarda un capo portiere della Costa Smeralda e somme incassate tra il 2005 e il 2008

La Corte di Cassazione ha stabilito che le mance ricevute dai lavoratori devono essere dichiarate e sottoposte a tassazione. La decisione riguarda un capo portiere di un albergo di lusso in Costa Smeralda.

Il principio affermato dai giudici è che l’origine del denaro non modifica la sua natura fiscale: anche se la somma viene consegnata dal cliente senza passare dall’azienda, può rientrare nel reddito da lavoro dipendente.

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La decisione della Cassazione

L’ordinanza n. 28419/2026, pubblicata il 4 novembre 2026, ha confermato gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. Per la Suprema Corte, le somme ottenute grazie all’attività svolta nell’albergo sono imponibili anche quando arrivano da persone diverse dal datore di lavoro.

I giudici hanno richiamato il legame tra quelle entrate e l’impiego ricoperto dal lavoratore. Nelle precedenti pronunce di merito, le mance erano state definite «in intimo collegamento con il lavoro svolto», poiché il rapporto con la struttura alberghiera rendeva possibile riceverle.


Il contenzioso sulle somme ricevute

La vicenda risale al periodo compreso tra il 2005 e il 2008. Per ciascuna delle quattro annualità, il Fisco aveva notificato al dipendente un avviso di accertamento, sostenendo che le mance dovessero essere dichiarate ai fini dell’Irpef come le altre componenti della retribuzione.

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L’uomo aveva impugnato gli atti prima davanti alla Commissione tributaria provinciale di Sassari e poi davanti alla Commissione tributaria regionale della Sardegna. Entrambi i giudizi si erano conclusi a favore dell’amministrazione finanziaria, con il riconoscimento della natura imponibile delle somme.


La tesi del lavoratore

Nel ricorso presentato alla Cassazione, il capo portiere aveva sostenuto che il denaro non provenisse dall’albergo, ma fosse versato autonomamente dagli ospiti. La difesa aveva evidenziato che «le mance vengono riscosse direttamente da soggetti terzi, senza alcuna relazione con il datore di lavoro il quale non determina, non riscuote e non interferisce sugli importi».

La Suprema Corte ha però ritenuto irrilevante chi materialmente consegna il denaro. A contare è il rapporto tra l’incasso e l’attività professionale: sono tassabili anche le somme sulle quali il dipendente può fare affidamento, in base all’esperienza comune, pur senza avere la certezza di riceverle.

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