Cile, pene ridotte a 115 stranieri condannati per droga
L’indagine ha esaminato 150 decreti: in 115 casi il ministero della Giustizia non si è opposto
Il governo cileno ha ridotto la pena a 115 cittadini stranieri condannati per reati legati al traffico di droga.
GioiaPura
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I casi dei trafficanti
Tra i beneficiari figura il colombiano Fredy Orlas Heredia, che stava scontando cinque anni e un giorno per il trasporto di 52 chili di pasta base di cocaina. La sua condanna è stata accorciata di sei mesi.
Un altro provvedimento ha riguardato il boliviano Jhoel Ramos Antesana, coinvolto nel trasferimento di oltre una tonnellata di stupefacenti. Per lui la riduzione della pena è stata di tre mesi. Tra i condannati beneficiati ci sono anche persone arrestate nella zona di frontiera settentrionale del Cile.
I decreti esaminati
I dati emergono da un’inchiesta di Interferencia, che ha passato in rassegna 150 decreti relativi a cittadini stranieri detenuti o condannati in Cile. In 115 documenti, il reato contestato era legato al narcotraffico e il ministero della Giustizia non ha presentato opposizione alla concessione dello sconto di pena.
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Le decisioni si fondano sulla cosiddetta dottrina Rabat. Secondo questa interpretazione giuridica, il ministero non può respingere la richiesta richiamando la gravità del delitto o il bene giuridico tutelato dalla norma violata.
Il precedente politico
Lo stesso orientamento è stato utilizzato in 56 procedimenti riguardanti persone condannate per abusi sessuali su minori. Quei provvedimenti hanno già alimentato forti critiche politiche e hanno aumentato la pressione sul ministro della Giustizia Fernando Rabat.
La vicenda ha quindi riportato al centro del dibattito il criterio con cui vengono valutate le riduzioni di pena per i detenuti stranieri, soprattutto nei procedimenti per traffico di stupefacenti e per reati sessuali contro minori.
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