Tanzania, scuole decisive: orti e pozzi contro la malnutrizione
Terraperta ha già coinvolto 10mila studenti con coltivazioni didattiche, accesso all’acqua sicura e formazione per rendere più resilienti famiglie e villaggi rurali.
Diecimila studenti sono già stati raggiunti in Tanzania da un programma che mette insieme alimentazione, acqua sicura e conoscenze agricole. L’idea di Terraperta è intervenire nelle scuole per affrontare la malnutrizione infantile e trasferire poi competenze utili anche alle famiglie e alle comunità rurali.
La fondazione ha realizzato orti scolastici, costruito tre pozzi profondi alimentati dall’energia solare e avviato percorsi dedicati alla coltivazione sostenibile. «Siamo già a quota 10mila studenti coinvolti, ma il nostro progetto va avanti», spiega Federica Nassini, direttrice di Terraperta.
La scuola come punto di svolta
La Tanzania può contare su una popolazione molto giovane e su una rete scolastica diffusa, due elementi che Terraperta considera centrali per costruire risposte durature. L’organizzazione è una fondazione di partecipazione nata dall’unione di sei realtà italiane della cooperazione internazionale: CEFA ETS, No One Out ETS, Amici dei Popoli ETS, Centro Mondialità Sviluppo Reciproco ODV, Missione Calcutta APS ETS e Apurimac ETS.
In ogni istituto coinvolto viene attivato un orto destinato sia alla produzione di alimenti per gli studenti sia all’insegnamento pratico. I ragazzi imparano quali colture hanno maggiore valore nutrizionale, come organizzare le semine e quali tecniche possono aiutare a fronteggiare siccità e piogge intense. Le nozioni apprese a scuola possono quindi essere riportate nelle abitazioni e nei villaggi, dove l’agricoltura di sussistenza resta una fonte essenziale di reddito e cibo.
Un’emergenza che inizia prima
La malnutrizione cronica interessa circa il 30% dei bambini sotto i cinque anni e può compromettere crescita fisica, sistema immunitario e sviluppo cognitivo. Secondo Nassini, il problema può avere origine già durante la gravidanza, quando una dieta materna povera di micronutrienti non assicura al feto il nutrimento necessario. Una parte dei neonati viene così al mondo sottopeso, dentro una condizione di svantaggio difficile da interrompere.
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Alle carenze alimentari si somma quella idrica: circa il 40% della popolazione non dispone di acqua potabile. Nelle scuole e nelle aree rurali l’assenza di pozzi sicuri incide sull’igiene, sulla salute e sulla possibilità di coltivare ortaggi localmente. Per questo il progetto comprende anche istruzioni rivolte agli studenti e al personale, così da garantire la manutenzione delle strutture e un impiego responsabile dell’acqua.
Coltivare oggi, proteggere domani
L’intervento non si limita agli ortaggi. Terraperta sta valutando l’introduzione di frutteti scolastici, con specie come l’avocado, e la distribuzione di sacchi ermetici per conservare più a lungo i raccolti. La disponibilità di cibo, infatti, dipende anche dalla capacità di evitare che quanto prodotto vada perduto dopo la raccolta.
Il cambiamento climatico rende il quadro ancora più fragile. Periodi prolungati di siccità e precipitazioni violente colpiscono una popolazione che spesso non dispone di strumenti per proteggere i campi. L’agricoltura adattiva e il miglioramento delle tecniche possono ridurre alcuni rischi, ma Terraperta sottolinea che la crisi richiede un impegno condiviso da parte di tutti i Paesi, soprattutto a sostegno dei territori più vulnerabili.
La Tanzania, guidata da circa 50 anni dal Chama Cha Mapinduzi e oggi rappresentata dalla presidente Samia Suluhu Hassan, ha registrato stabilità politica e crescita del Pil. Questi risultati non hanno però eliminato le disuguaglianze: il 27% della popolazione vive ancora sotto la soglia nazionale di povertà e molte comunità dipendono da un’agricoltura esposta alla crisi climatica.
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