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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Economia civile, la sfida è includere: premiata Atipiche

Dal ruolo della cultura alle comunità energetiche, il Festival Nazionale dell’Economia Civile ha messo al centro innovazione, inclusione e sviluppo locale.

La cultura è stata indicata come una componente naturale dell’economia civile durante la terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze. Matteo Spanò, Presidente Fondazione MUS.E Firenze, ha sottolineato che il dialogo tra iniziative culturali e temi economici non rappresenta una deviazione dal programma, ma una parte coerente dell’impostazione del festival.


Cultura e impresa guardano nella stessa direzione

Nel corso dell’appuntamento è emerso il valore della cultura come strumento capace di accompagnare la riflessione sui modelli economici e sul rapporto con i territori. L’intervento di Spanò si è inserito in un’edizione dedicata alla ricerca di forme di sviluppo più attente alle persone e alle comunità.

Il Festival Nazionale dell’Economia Civile, arrivato all’ottava edizione, ha così riunito esperienze diverse: dalle politiche abitative alla transizione energetica, fino alle startup sostenibili e all’economia sociale.


Due idee per il futuro comune

Nel confronto intitolato “Economia Sociale ed Economia Civile: due traiettorie per un futuro comune”, Stefano Zamagni ha descritto l’economia civile come una chiave di lettura della realtà, nata nella modernità dall’eredità del pensiero francescano. A suo avviso, al suo interno possono convivere approcci differenti, tra cui l’economia sociale, applicata in contesti storici e geografici specifici.

Gabriele Sepio ha ricondotto i modelli contemporanei dell’economia sociale alla lunga evoluzione dell’economia civile. Ha richiamato il ruolo degli organismi senza scopo di lucro, impegnati a rispondere ai bisogni collettivi attraverso sistemi di governo democratici e partecipativi, collegando questi principi anche al Piano nazionale per l’economia sociale.


Atipiche vince il premio alle startup

A conquistare il “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026” è stata “Atipiche”, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti. Il riconoscimento era rivolto ad aspiranti startupper e imprese costituite da meno di 36 mesi con un modello fondato sullo sviluppo sostenibile.

La realtà premiata utilizza la fermentazione come pratica culturale, oltre che produttiva. Il progetto riunisce filiera corta, valorizzazione delle produzioni locali, attività agroalimentari, laboratori, formazione sul cibo, catering ed esperienze legate al territorio. La cooperativa punta così a rafforzare l’economia della comunità e a trasformare le competenze agricole in uno strumento di rigenerazione delle aree rurali.

Silvia Rossi, Direttrice Fondosviluppo, ha spiegato che il radicamento locale può diventare un elemento di competitività soltanto se accompagnato da innovazione, capacità gestionale, investimenti, competenze digitali e sostenibilità finanziaria. Franco Ferrarini, Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato invece le attività di sostegno rivolte a cooperative e nuove imprese, compresi i percorsi di formazione imprenditoriale destinati alle startup selezionate.


Abitare significa poter scegliere

La questione abitativa è stata affrontata nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”. Lorenzo Terzani, Presidente Consorzio Fabrica, ha raccontato l’impegno della cooperazione sociale nel settore della casa, spiegando che il tema riguarda da tempo le fasce più vulnerabili e non può essere separato dalle altre politiche di inclusione.

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Anna Meli, Presidente di COSPE, ha evidenziato che l’emergenza abitativa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà, ha aggiunto, aumentano quando alla fragilità economica si sommano origine straniera, discriminazioni legate all’aspetto fisico o problemi connessi al permesso di soggiorno.

Alessandro Santoni, Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco Comune di San Benedetto Val di Sambro, ha collegato il tema dell’esclusione alla mancanza di possibilità di scelta. I piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, sono stati presentati come una parte essenziale del futuro nazionale, non come realtà marginali.


Energia, comunità e partecipazione

La ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili ha esaminato 351 CER, includendo anche le CER Solidali e a Impatto Sociale. I risultati indicano che queste esperienze attecchiscono soprattutto dove esistono collegamenti solidi tra associazioni e istituzioni, mentre i progetti più efficaci coinvolgono più soggetti nei processi decisionali.

Secondo lo studio, le comunità energetiche possono generare risparmi, contribuire a ridurre la povertà, sostenere gli investimenti locali e accrescere il capitale sociale. Rimane però limitata la loro notorietà: l’indice NESC sulla conoscenza si ferma a 0,32/1, il livello più basso tra quelli considerati. Tra le proposte figura il riconoscimento delle CER come soggetti economici, con maggiore accesso alle risorse e obblighi di trasparenza e rendicontazione.

Mario Mantovani, ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il confronto sull’Amazzonia, dove vivono circa 20 milioni di persone. Soltanto tra 2 e 4 milioni risiedono nelle città principali; le altre comunità abitano nella foresta e, secondo Mantovani, devono poter disporre di energia, connessione alla rete e strumenti utili all’integrazione.

L’obiettivo dell’associazione da lui rappresentata è anche sostenere le popolazioni locali nella valorizzazione dei prodotti della foresta, dalle noci del Brasile alle materie prime impiegate nella cosmetica. Il percorso comprende conoscenza dei prezzi internazionali, certificazioni e accompagnamento lungo la filiera, così da evitare che i produttori vengano penalizzati dagli acquirenti.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca CNR e divulgatore, ha osservato che gran parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. Ha ricordato che in Italia risultano a Terna richieste di connessione per 300 GW di impianti rinnovabili, contro una potenza di picco compresa tra 45 e 50 GW, e ha indicato nella carenza di elettricisti uno degli ostacoli più immediati alla trasformazione del sistema energetico.

Il programma pomeridiano della terza giornata si è quindi sviluppato attorno alla “democrazia energetica”, mettendo in relazione produzione sostenibile, accesso alle risorse, inclusione sociale e capacità dei territori di costruire risposte autonome.

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