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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

La startup della fermentazione conquista il premio per il futuro

La cooperativa Atipiche, nata a Collalto Sabino nel Reatino, ha ricevuto il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026, riconoscimento destinato a nuove imprese e startup con meno di 36 mesi di attività orientate allo sviluppo sostenibile.

La cooperativa Atipiche, nata a Collalto Sabino nel Reatino, ha ricevuto il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026, riconoscimento destinato a nuove imprese e startup con meno di 36 mesi di attività orientate allo sviluppo sostenibile. Il progetto punta sulla fermentazione e sulla valorizzazione delle produzioni locali, unendo attività agroalimentari, formazione e turismo del territorio.

Il premio è stato uno dei momenti centrali della terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, arrivato all’ottava edizione. Nel corso degli incontri si è parlato anche di comunità energetiche, diritto all’abitare, piccoli comuni e rapporto tra economia sociale ed economia civile.


Atipiche trasforma il cibo in impresa

La cooperativa vincitrice ha costruito il proprio modello attorno alla filiera corta e alle competenze agricole locali. La fermentazione viene proposta non soltanto come tecnica produttiva, ma come elemento culturale capace di collegare alimentazione, identità e rigenerazione delle aree rurali.

Accanto alla produzione, Atipiche organizza laboratori, iniziative di educazione alimentare, servizi di catering ed esperienze legate al territorio. L’obiettivo è creare una rete economica partecipata, capace di sostenere la comunità e di mantenere attivi i luoghi attraverso il recupero dei saperi contadini.

Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha sottolineato che il legame con il territorio può rappresentare un vantaggio competitivo, ma deve essere accompagnato da innovazione, capacità gestionale, investimenti e competenze digitali. Secondo Rossi, la sfida consiste nel rinnovare il modo di fare impresa cooperativa senza perdere il radicamento locale.

Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato il ruolo del credito cooperativo nel sostegno a cooperative e nuove imprese. Citando i dati dell’Istituto Tagliacarne, ha riferito che i clienti del settore crescono il 12% in più rispetto agli altri e ha spiegato che la Fondazione accompagna da anni le cooperative giovanili e, da cinque anni, anche le startup attraverso percorsi di formazione imprenditoriale.


Energia, una transizione già possibile

La “democrazia energetica” è stata al centro di un altro appuntamento del festival. Durante il confronto è stata illustrata una ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata nell’ambito del gruppo di studio sulle CERIS insieme all’Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile.

L’indagine ha esaminato 351 comunità, comprese quelle solidali e a impatto sociale. I risultati indicano che queste realtà si affermano soprattutto nei territori dove sono già presenti associazioni e istituzioni capaci di collaborare. I modelli più solidi coinvolgono più soggetti e possono produrre risparmio energetico, contrasto alla povertà, investimenti locali e nuove relazioni sociali.

Resta però limitata la conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il dato più basso della rilevazione. Tra le proposte emerse c’è il riconoscimento delle comunità energetiche come soggetti economici, con maggiore accesso alle risorse e obblighi chiari di trasparenza e rendicontazione.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha osservato che gran parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. A suo giudizio, l’attesa di soluzioni future rischia di rallentare un cambiamento già realizzabile; tra gli ostacoli italiani ha indicato anche la carenza di elettricisti, oltre alle difficoltà legate alle richieste di connessione alla rete.

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L’Amazzonia chiede accesso all’energia

Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha portato il dibattito sull’energia in Amazzonia. Nell’area vivono circa 20 milioni di persone, ma soltanto una parte risiede nei principali centri urbani; molte comunità sono distribuite nella foresta e hanno difficoltà ad accedere ai servizi essenziali.

«Anche queste comunità devono poter accedere all’energia: è una questione di democrazia», ha detto Mantovani durante l’incontro. L’associazione da lui rappresentata lavora per portare pannelli solari, connessione internet e altri strumenti utili all’integrazione delle popolazioni locali.

Il progetto punta inoltre a rafforzare le attività di raccolta ed estrazione dei prodotti della foresta, dalle noci del Brasile alle materie prime utilizzate nella cosmetica. Un accompagnamento lungo tutta la filiera dovrebbe aiutare gli abitanti a conoscere il valore internazionale delle merci, ottenere le certificazioni necessarie e ridurre il rischio di vendita a prezzi troppo bassi.


Casa e disuguaglianze si intrecciano

Il panel dedicato a chi rischia di rimanere escluso ha affrontato il tema dell’abitare insieme ad Alessandro Maggioni, Anna Meli, Lorenzo Terzani e Alessandro Santoni. Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha spiegato che le cooperative sociali hanno iniziato a occuparsi di politiche abitative già quindici anni fa, comprendendo come la casa fosse una questione decisiva per le persone più fragili.

Anna Meli, presidente di COSPE, ha evidenziato che l’emergenza abitativa colpisce in particolare precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà aumentano quando alla fragilità economica si aggiungono origine straniera, diverso colore della pelle o problemi legati al permesso di soggiorno.

Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e sindaco di San Benedetto Val di Sambro, ha ricondotto il tema anche al divario territoriale. I piccoli comuni rappresentano circa il 70% dei comuni italiani e, secondo Santoni, la possibilità di scegliere e di accedere ai servizi riguarda tanto le aree periferiche quanto il resto del Paese.


Economia civile, una visione comune

Stefano Zamagni, professore emerito di Economia Politica all’Università di Bologna e già presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal 2019 al 2023, ha definito l’economia civile un modo di leggere la realtà, con radici nel pensiero francescano e nella modernità. In questa prospettiva, l’economia sociale rappresenta uno dei modelli che possono svilupparne i principi in contesti storici e geografici differenti.

Gabriele Sepio, avvocato tributarista e segretario generale della Fondazione Terzjus, ha ricostruito il rapporto storico tra i due ambiti. Le organizzazioni senza scopo di lucro, ha spiegato, prendono in carico bisogni collettivi e adottano forme di gestione democratiche e partecipative; questi principi trovano oggi attuazione anche nel Piano nazionale per l’economia sociale.

Il festival ha infine dedicato spazio al rapporto tra cultura ed economia civile. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha sostenuto che la presenza della cultura sia coerente con un appuntamento dedicato a un modello economico fondato sulle relazioni, sulla partecipazione e sul valore dei territori.

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