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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Pieraccioni ritrova un pezzo d’infanzia: dentro c’è tutta la sua nostalgia

Un amico ha recuperato in una bancarella dell’Aretino il vecchio libretto scolastico dell’attore, che ha riaperto il ricordo delle giornate trascorse a casa con la febbre.

Un oggetto dimenticato per decenni è tornato nelle mani di Leonardo Pieraccioni grazie a un ritrovamento casuale. Un suo amico lo ha riconosciuto tra i banchi di un mercato dell’usato a Subbiano, nel territorio della provincia di Arezzo, e glielo ha restituito.

L’attore toscano ha condiviso su Instagram alcune immagini del libretto delle assenze compilato quando frequentava le medie, oggi chiamate scuola secondaria di primo grado. Tra le pagine sono ancora leggibili le giustificazioni che accompagnavano i suoi rientri dopo qualche giorno lontano dall’aula.


Quel libretto riporta Pieraccioni a casa

A colpire Pieraccioni non sono state soltanto le annotazioni, ma anche la sensazione legata alla carta. «L’ho annusato e mi sono convinto di aver sentito l’odore di quando malato rimanevo a letto», ha scritto nel post, trasformando il ritrovamento in un viaggio nei ricordi dell’infanzia.

Nelle fotografie compaiono motivazioni essenziali, tra cui “per indisposizione” e “malattia”. Parole brevi, capaci però di richiamare il rituale delle mattine trascorse sotto le coperte invece che sui banchi di scuola.

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La malattia diventava una piccola vacanza

Nel racconto affidato ai social, Pieraccioni ha ricordato la televisione portatile della cucina sistemata in camera attraverso una prolunga. Il programma restava spesso lo stesso, anche in bianco e nero, perché a 11 anni mancava la voglia di alzarsi per cambiare canale; sul petto c’erano il Vicks Vaporub e, accanto, il vecchio termometro a mercurio.

A completare quel quadro familiare c’era la madre, pronta a chiedergli a intervalli regolari come si sentisse. L’attore ha spiegato che, pur avendo febbre e raffreddore, viveva quelle ore con una particolare serenità: minestrina calda con il formaggino, letto protetto e la sensazione che il mondo esterno potesse aspettare.

«Bale», diceva allora per descrivere il proprio stato, secondo il ricordo pubblicato da Pieraccioni. La conclusione è ancora più affettuosa: stare a casa, malato ma accudito, gli sembrava come vivere dentro una bolla felice, lontano da qualunque preoccupazione.

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