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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Taiwan, l’Europa sfida Pechino: in arrivo il voto sulla sicurezza

Un documento non vincolante chiede più cooperazione navale nell’Indo-Pacifico e una linea dura su Taiwan, diritti umani e rapporti commerciali con la Cina.

Il Parlamento europeo si prepara a votare un documento che potrebbe irritare Pechino più delle consuete dichiarazioni diplomatiche. Tra le raccomandazioni rivolte agli Stati membri compare infatti l’idea di mantenere una presenza navale stabile nelle acque vicine a Taiwan e di organizzare esercitazioni congiunte con altri Paesi democratici della regione.

Il testo non impone obblighi giuridici e, almeno nell’immediato, non dovrebbe modificare in modo significativo la presenza militare europea nell’area. La sua approvazione avrebbe però un peso politico: la Cina potrebbe considerarla un segnale di maggiore coinvolgimento dell’Unione europea nelle tensioni dell’Indo-Pacifico.


Una linea più dura su Pechino

Il rapporto nasce dalla necessità, avvertita in diverse capitali europee, di ridurre la dipendenza da pochi partner internazionali. L’incertezza legata agli Stati Uniti e le conseguenze economiche dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente hanno spinto alcuni Paesi dell’Unione a chiedere un rafforzamento dei rapporti commerciali con la Cina, ma il documento approvato dalla commissione Affari esteri non propone una semplice apertura a Pechino.

Tra gli obiettivi indicati figurano la riduzione del disavanzo commerciale europeo, il contenimento della concorrenza esercitata dalle imprese cinesi e una maggiore pressione sul rispetto dei diritti delle minoranze. Il riferimento riguarda soprattutto le popolazioni del Tibet e dello Xinjiang, temi sui quali la Repubblica Popolare respinge abitualmente qualsiasi interferenza straniera.


Taiwan resta il punto più delicato

Il passaggio più sensibile riguarda l’isola che Pechino considera parte integrante del proprio territorio in base al principio dell’“Unica Cina”. Il rapporto afferma che l’Unione non dovrebbe accettare modifiche dello status quo ottenute con la forza o con la coercizione e sostiene il diritto della popolazione taiwanese a non subire decisioni imposte unilateralmente.

Ai Ventisette viene inoltre chiesto di impegnarsi sul piano diplomatico contro l’escalation nello Stretto di Taiwan e nei mari Cinese Meridionale e Orientale. Il testo richiama anche la libertà di navigazione e di sorvolo nell’Indo-Pacifico, in conformità con il diritto internazionale e con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.


Navi, alleanze e nuove aperture

La raccomandazione più esposta sul piano politico invita a lavorare con gli Stati membri e con i partner democratici regionali per una «presenza navale continua ed esercitazioni congiunte». L’obiettivo dichiarato è rafforzare la stabilità e contrastare quella che il documento descrive come una crescente attività navale cinese, oltre ai tentativi di limitare la libertà di navigazione.

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Il rapporto propone anche una cooperazione più stretta con l’India e con altri Paesi dell’Indo-Pacifico, insieme a un dialogo con Pechino sulla pesca illegale e sulla trasparenza delle attività della flotta cinese. Parallelamente, l’Unione dovrebbe continuare a sviluppare i rapporti con Taiwan in più settori, mantenendo formalmente la propria politica dell’“Unica Cina” e favorendo il dialogo tra le due sponde dello Stretto.

Un’ulteriore richiesta riguarda le Nazioni Unite: il Parlamento europeo vorrebbe che venisse consentito ai titolari di passaporto taiwanese, compresi turisti, giornalisti, operatori di organizzazioni non governative e attivisti politici, di partecipare a visite ed eventi dell’Onu.


Il voto e i possibili contraccolpi

La commissione Affari esteri ha già dato il proprio via libera con 44 voti favorevoli, 9 contrari e 12 astensioni. Il passaggio successivo sarà il voto dell’Assemblea plenaria a Strasburgo, previsto per mercoledì. A sostenere il testo sono stati Conservatori, Popolari, Patrioti, Liberali e Verdi; Europa Sovrana e The Left hanno votato contro, mentre i Socialisti si sono astenuti.

L’assenza di un carattere vincolante potrebbe attenuare la reazione cinese. Inoltre, la partecipazione europea alle attività navali nel Mar Cinese Meridionale resta oggi limitata e generalmente affidata, di volta in volta, a un solo Paese dell’Unione.

Tuttavia, la posizione espressa dal Parlamento potrebbe entrare nelle future trattative economiche con Pechino. Le difficoltà già prodotte dalla guerra in Ucraina, dalle sanzioni contro la Russia e dalla crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente rendono il dossier particolarmente delicato, anche se il voto della commissione mostra che la maggioranza delle principali famiglie politiche europee non sembra intenzionata a rinunciare a una linea più ferma sulla Cina.

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